Le chiacchiere stanno a zero

Dopo tanto lavoro sui pensieri e sulle emozioni, sui bisogni frustrati e sulle delusioni incontrate, sulla ferita e sul progetto di vita, è importante passare all’azione. “L’azione è eloquenza” (W. Shakespeare). Un’azione parla più di mille parole.

Nella diversità del punto di partenza di ogni percorso terapeutico (ansia, depressione, dipendenze, problemi interpersonali, problemi sul lavoro, problemi di coppia, crisi esistenzaili, smarrimento dell’identità, ecc.), l’elemento che accomuna quasi tutti gli individui è che, ad un certo punto, la persona deve imparare a sostituire vecchi comportamenti problematici con nuovi comportamenti più sani, utili, funzionali, adattativi e fonte di benessere invece che di malessere.

“Per poter veramente cambiare ciò che ti fa soffrire, devi essere disposto a rinunciare allo scopo che soddisfa il tuo comportamento problematico. O trovare un modo più sano per realizzare il tuo scopo e soddisfare il tuo bisogno”.

Oltre la ferita e il trauma antichi, oltre il vittimismo e la sfortuna, oltre frustrazione e delusione, la persona deve concretamente farsi carico di nuove decisioni e nuove azioni di cui essere consapevole e responsabile. Ovvero deve avere chiarezza dei valori e dei bisogni che orientano le sue nuove azioni e deve assumersi l’onore e l’onere della sua scelta, mai perfetta, sempre in direzione di un beneficio auspicato e di un prezzo da pagare …

Dopo aver fatto chiarezza sui motivi della sua sofferenza, delle sue scelte, della storia di vita, ecc. la persona deve metterci il suo pezzo, il suo contributo al cambiamento, oltre le aspettative magico-infantili che il mondo cambi, che gli altri capiscano, che le cose vadano “da sole” per il meglio. Il paziente deve rendersi conto di come egli stesso contribuisca al perpetuarsi della sofferenza e di meccanismi interni e interpersonali distruttivi attraverso il suo continuare ad agire sempre allo stesso modo.

Conosci l’aneddoto di Woody Allen (croce e delizia degli psicoterapeuti) per cui “sono otto anni che faccio analisi personale e ho finalmente capito il perché della mia pipì a letto… ma continuo a farla a letto…”?

Ad un certo punto del percorso terapeutico, il focus si orienta sul “tradire se stessi”, abbandonando quello che abbiamo sempre fatto e che ci ha portato nel tempo a soffrire. La persona impara ad esprimere emozioni e bisogni e a superare convinzioni radicate, facendo qualcosa di nuovo. Oltre gli imperativi e i divieti interiori, oltre le proibizioni e le ingiunzioni che da una vita si porta dentro, la persona si dà il permesso di abbandonare il copione che recita da sempre, di riscriverlo in base a nuovi presupposti: una consapevolezza ampliata, una forza conquistata, una ferita curata, una direzione più autentica. I bisogni anticamente frustrati possono così finalmente diventare soddisfazione piena e realizzazione delle proprie potenzialità.

Non tutto sarà possibile. Ma molto sarà realizzabile. Frustrazione, delusione e impotenza saranno sempre una parte della vita, ma sempre meno, ora affiancate da nuove possibilità concrete di creare la vita che vogliamo. Una felicità non perfetta, ma finalmente una vita maggiormente a misura dei propri bisogni reali, dei propri desideri autentici, delle proprie potenzialità e risorse.

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