3 modi distorti per affrontare la ferita e 3 strategie efficaci per curarla

La crescita personale richiede di “avvicinare” invece che evitare il dolore, la paura, la vulnerabilità personale. Ciascuno coi suoi tempi e modi, ciascuno con le sue resistenze, ciascuno con la personale paura della paura e la paura del contatto col dolore, ciascuno con la sua personale ostinazione a cercare di rendere il mondo proprio come lo vorrebbe, ciascuno nella necessità di confrontarsi realisticamente con frustrazione, delusione, impotenza.

Il mondo è come è e non come tu lo desideri.

Gli altri sono come sono e non come tu li desideri.

Da qui una nota ricetta della felicità o serenità prevede, piuttosto o prima di imparare a desiderare ciò che non hai, di imparare ad amare ciò che hai …

Confrontarsi con il proprio mondo interiore (ferita, dolore, paura, angoscia, vuoto, solitudine) può spaventare nell’immeditato eppure abbiamo continue dimostrazioni che sul lungo periodo è garanzia di evoluzione personale.

I “tentativi fallimentari” di affrontare il dolore che finiscono paradossalmente per alimentarlo sono:
• cercare di “padroneggiare” il dolore attraverso la ricerca inconsapevole delle stesse situazioni e persone originariamente traumatiche: inconsciamente attratti da qualcosa che conosciamo bene finiamo per trovarlo e alimentarlo
• cercare di “evitare” il dolore, di negarlo, di reprimerlo completamente, non riuscendo di fatto ad allontanarlo: il dolore è un’esperienza che va attraversata per lasciarsela alle spalle
• assumere “atteggiamenti opposti” a quelli originariamente traumatizzanti, ma che finiscono per essere comunque fonte di dolore, angoscia, frustrazione, rabbia, impotenza

Ecco, invece, “tre atteggiamenti fondamentali” e tre passaggi psicoterapeutici per “curare la ferita avvicinandosi e attraversando il proprio dolore”:

1. Contatto: riconoscimento del dolore, consapevolezza dei processi e dei meccanismi interni e interpersonali che hanno generato la ferita dolorosa e che la mantengono, per arrivare a fare un’esperienza correttiva e riparativa dal punto di vista emotivo; per sperimentare direttamente sulla propria pelle, dentro al proprio corpo, nel cuore e nella pancia, che ciò che è successo allora non succede necessariamente anche oggi e che anche laddove dovesse succedere di nuovo, “oggi avrò le capacità mentali, emotive e comportamentali per affrontarlo senza esserne sovrastato e danneggiato emotivamente”.
2. Accettazione: della perdita, della mancanza, del vuoto, di “quello che avrei voluto e non è stato”; imparare a interiorizzare “è andata così…”
3. Diventare “Nuovi Genitori di Se stessi”: se non siamo colpevoli di ciò che ci è successo siamo responsabili di cosa facciamo oggi, di come curiamo i nostri dolori, di come governiamo le nostre relazioni, di quali scelte di vita compiamo giorno per giorno per essere felici, per creare la vita che vogliamo.

La psicoterapia aiuta a superare le paure e i dolori originari che quotidianamente continuano a ripresentarsi e permette di recuperare ciò che abbiamo sepolto in antichità, quello che in potenza potevamo essere e che è stato difficile esprimere e realizzare. Oggi possiamo ripartire da lì.
L’adulto autonomo, consapevole, responsabile prende in braccio quel bambino e se ne prende cura, lo prende per mano e lo porta in giro per il mondo.

Oltre le miserie … Verso le meraviglie…

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