Quando tocca a te. Esercizio per il cambiamento

Quando la persona in terapia mi dice “sono ansioso” o “sono depresso” o qualsiasi altra espressione generica di malessere (“sto male, soffro, sto sotto un treno, sto in crisi, è l’ultima spiaggia”, ecc. ecc.) e quando la persona non riesce ad andare oltre queste espressioni generiche di sofferenza, dopo aver accolto e legittimato tale suo stato emotivo negativo, la invito a fare un “esercizio di esplorazione interiore“. Lo scopo è quello di favorire il passaggio da una “consapevolezza on/off del sentire” (sto male/sto bene; sono felice/sono infelice; sono contento/sono insoddisfatto) ad un processo di “specificazione delle emozioni, dei pensieri e dei bisogni” che porti ad una consapevolezza più profonda, più ampia e, soprattutto, maggiormente utile ad attivare processi di azione efficace e cambiamento.

Chiedo alla persona, innanzitutto, di indicarmi se il suo malessere è generalizzato e globale o se, invece, è possibile specificare “in quali ruoli o ambiti di vita si sente come mi ha riferito”. In genere, bastano poche domande per portare la persona a focalizzare l’attenzione su aree specifiche della sua vita in cui avverte il maggior grado di malessere. Sei depresso al lavoro? Sei in ansia per qualcosa che riguarda la tua famiglia? Sei arrabbiato se pensi alla relazione col tuo partner? Sei preoccupato per certi comportamenti dei tuoi figli? Sei angosciato se pensi alla tua salute? Sei schifato se pensi alla tua forma fisica? Gradualmente porto la persona a “focalizzare in maniera specifica come si sente in quello specifico ambito di vita, cosa prova” rispetto a quel ruolo di coniuge, figlio, amico o lavoratore o altro che sia. Ad esempio, “sono triste per …”, “sono arrabbiato per …”. In questo modo, possono “emergere alla consapevolezza pensieri specifici associati alle emozioni provate”.

Quindi chiedo alla persona di “valutare l’intensità di questo stato d’animo”. È differente, su una scala da 0 a 10, da poco a tanto, essere arrabbiati 10 (perché mi hanno licenziato ingiustamente) o 3 (perché ho bucato la gomma). È differente essere preoccupati 2 perché “piove e potrei sporcarmi il vestito” o preoccupati 8 “perché mio figlio adolescente non mi parla da due settimane”.

Quindi chiedo alla persona “come sta esprimendo o manifestando questo suo stato mentale ed emotivo, cosa sta facendo” rispetto a quello che prova e quello che pensa. “Ho chiesto aiuto ai sindacati… ho chiesto un colloquio al capo… ho fatto scrivere dall’avvocato”. “Mi confronto sistematicamente con mio marito su come vede nostro figlio… provo ogni giorno una strategia diversa per parlare con mio figlio…”.

Quindi la invito ad individuare “qual è il bisogno fondamentale” che ha in relazione a quell’ambito e a quella specifica emozione riferita con la sua precisa intensità. “Comprendere il motivo del licenziamento… capire se posso chiedere legittimamente di riavere il mio lavoro …”. “Capire cosa sta succedendo a mio figlio… Essere rassicurata rispetto alle sue condizioni di salute psichica o al senso del suo comportamento…”.

Individuato il bisogno, chiedo cosa dovrebbe succedere per soddisfare quel bisogno o realizzare il suo desiderio che porterebbe la persona a stare meglio. Cosa dovrebbe succedere significa restringere il campo a “cosa dovrebbe fare in prima persona per agire conseguentemente al bisogno individuato”. “Cosa dovresti fare tu per comprendere il senso del tuo licenziamento (o del comportamento di tuo figlio)? Cosa puoi fare? Cosa vuoi fare? Cosa non puoi fare? Cosa dipende da te? Cosa dipende dagli altri?”

Queste domande permettono di andare oltre ogni colpevolizzazione degli altri, della sfortuna, del caso o della malattia o del passato; oltre ogni vittimismo sterile e immobile, oltre ogni passiva attesa che le cose vadano per il meglio. Invito, dunque, la persona ad attivarsi, ad assumersi “la responsabilità personale e l’impegno concreto” a fare “azioni precise, definite, specifiche per muovere le cose…

Prova a seguire la traccia di questo esercizio di consapevolezza e azione… e fammi sapere come funziona per te…

 

 

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