“Se fai il bravo …”: oltre l’imperativo del dover essere

Come devi essere per andare bene?

Da bambini abbiamo imparato delle regole di comportamento per rispondere alle aspettative dei nostri genitori. Queste aspettative possono esserci state palesemente espresse dai grandi o anche semplicemente le abbiamo fatte nostre per come abbiamo vissuto e per quello che abbiamo visto e sentito nella nostra famiglia e nelle nostre relazioni più importanti. Nelle relazioni adulte tendiamo a riproporre queste modalità per essere ben voluti dagli altri, apprezzati, amati, stimati. In particolare, riecheggiando antichi ritornelli del tipo “se fai il bravo …”, molte persone, in modo più o meno consapevole, proprio come fossero rimasti bambini che temono di essere “cattivi” e che “devono” fare i “bravi” e i “buoni”, sembrano seguire delle regole specifiche di comportamento: “se e solo se mi comporto in un certo modo … allora l’altro sarà buono e comprensivo con me, mi amerà, mi apprezzerà, non mi lascerà, non mi criticherà, non mi punirà”, regole attraverso cui cercano di stabilire e mantenere le relazioni interpersonali:

  1. se e solo se sono perfetto, impeccabile, ineccepibile, senza errori e senza macchia …
  2. se e solo se faccio tutto ciò che gli altri mi chiedono …
  3. se e solo se mi sacrifico per gli altri o per delle giuste cause …
  4. se e solo se reprimo le mie emozioni, i miei pensieri, i miei bisogni, i miei desideri…
  5. se e solo se mi prendo cura degli altri …
  6. se e solo se mi dimostro forte e imperturbabile …
  7. se e solo se dico sempre sì alle richieste degli altri …
  8. se e solo se …

Come devi essere per andare bene?!

Queste modalità relazionali possono essere attive sia nelle relazioni di coppia, sia nelle amicizie, ma anche essere presenti nel posto di lavoro. Se adottate nella giusta misura, ci permettono di avere buone relazioni e di essere persone attraenti, amate, apprezzate e ricercate dagli altri. Se portate all’eccesso creano problemi personali (ansia, depressione, dolore diffuso, tristezza invasiva, rabbia repressa, disturbi somatici) e finiscono per creare relazioni conflittuali, dolorose, insoddisfacenti, pronte ad esplodere o destinate a chiudersi.

In psicoterapia, la persona impara a “riscrivere” in modo più flessibile e adatto a sé queste regole di comportamento e relazione. Impara ad abbandonare “l’imperativo del dover essere” in un certo modo per andare bene. Impara a darsi nuovi “permessi”, nuove possibilità di agire nelle relazioni, affrontando le angosce di rifiuto, abbandono, inadeguatezza e, sempre in base ad un adeguato esame di realtà, “liberando”, nei comportamenti specifici e concreti, le proprie parti più spontanee, autentiche, naturali e vitali, da troppo tempo trattenute e mortificate.

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