Diversamente possibile

Il nostro modo di essere, di pensare e di agire si è sviluppato, su una base di temperamento e costituzione innati, a partire dalle prime esperienze infantili e successivamente consolidato negli anni fino a formare il nostro “marchio di fabbrica”:

  • il nostro senso di identità: chi sono, chi sento di essere, chi credo di essere, chi voglio essere, con i correlati sentimenti di alta o bassa stima di sé
  • i nostri scopi di vita: bisogni, desideri, valori, da cui derivano progetti e obiettivi nei vari ambiti di vita
  • le nostre credenze e convinzioni personali: l’idea che abbiamo di noi stessi, degli altri, del mondo, della vita, delle relazioni
  • il nostro modo di vivere le emozioni: chi le sente e le esprime in modo consapevole e responsabile, chi è completamente inibito rispetto al riconoscere le proprie emozioni e tantomeno ad esprimerle, chi, all’opposto, le percepisce in modo impetuoso e le esprime in maniera spesso impulsiva e non regolata
  • il nostro modo di agire, le nostre abitudini, i nostri modi tipici di comportarci
  • il nostro modo di entrare in relazione: chi è più socievole, chi è maggiormente chiuso e tutte le sfumature rispetto a come ci poniamo nei confronti degli altri.

Questa nostra architettura identitaria, mentale e comportamentale può essere più o meno rigida e diversamente suscettibile di cambiamento. Probabilmente, alcuni aspetti del nostro modo di essere sono così radicati, potenti e predominanti da risultare molto difficili da modificare; altri elementi della nostra personalità, invece, sono maggiormente flessibili e trasformabili. La psicoterapia interviene ai diversi livelli per:

  • favorire la consapevolezza del proprio modo di funzionare (pensieri, emozioni, azioni, relazioni). Ad esempio, aiutare la persona a fare chiarezza su quali sono i propri valori e scopi di vita e come cerca di realizzarli nei vari ambiti del quotidiano.
  • modificare quegli aspetti di sé più flessibili. Ad esempio, cambiare le abitudini di comportamento fino a sviluppare nuovi stili di vita maggiormente consapevoli e sani (alimentazione, attività fisica, eliminazione di dipendenze, cura di sé, potenziamento delle relazioni sociali, apprendimento di nuove abilità professionali, apprendimento di abilità comunicative, sviluppo di talenti e arricchimento del tempo dedicato alle passioni e al rilassamento, ecc.)
  • ridurre l’eventuale impatto negativo di alcuni aspetti più rigidi del proprio modo di essere che sono resistenti al cambiamento. Ad esempio, prendersi cura delle ferite traumatiche dell’infanzia e ridurre il loro impatto negativo nelle relazioni attuali. Spesso la ferita antica ha creato una sensibilità personale che continuerà ad essere sempre presente nella persona e a condizionare il suo modo di percepire il mondo e la vita, influenzando il suo comportamento e il modo in cui incontra gli altri; al tempo stesso, la consapevolezza e una nuova significazione di quanto successo in passato, unito ad una trasformazione a livello delle emozioni profonde, renderanno la persona meno schiava del dolore antico, maggiormente in grado di lenirlo e più flessibile nei modi attuali di agire e creare legami.
  • ampliare il repertorio di strategie (di pensiero e d’azione) di cui la persona può disporre per realizzare i propri scopi e progetti di vita. Ad esempio, aiutando la persona nella sperimentazione concreta di nuove e più sane azioni, mai adottate in precedenza, per soddisfare bisogni che solitamente la persona soddisfa attraverso comportamenti problematici.

Affinché l’intervento terapeutico sia utile ed efficace deve essere basato su un’adeguata comprensione del funzionamento della persona. Ad esempio, una persona tendenzialmente “chiusa” ed “inibita” nei rapporti interpersonali “potrebbe” aver bisogno di imparare alcune abilità sociali per gestire le sue relazioni in modo più soddisfacente. Del resto, un’altra persona potrebbe essere “chiusa” e “riservata” come la precedente, ma non perché manca di abilità interpersonali, piuttosto perché ha un senso di identità fragile e una bassa autostima, si sente inadeguata e facilmente giudicata; in questo caso, la persona più che apprendere abilità di relazione, “dovrebbe” lavorare sulla sua autostima, sul senso di inferiorità e inadeguatezza. In un altro caso, se una persona è molto impulsiva, prima di ogni altro discorso di comprensione della personalità, potrebbe utilmente lavorare sull’imparare a governare l’espressione dei suoi impulsi, delle sue emozioni e dei suoi pensieri in modo maggiormente regolato, consapevole e attento all’impatto del suo agire nei rapporti interpersonali.

Lungo il percorso terapeutico e, più in generale, nel cammino di crescita personale che dura tutta la vita, la persona può lavorare ad uno o più di questi livelli con diverse possibilità di cambiamento. Il principio ispiratore è quello della flessibilità, del “diversamente possibile”: per essere “felice”, per soddisfare i tuoi bisogni, per realizzare i tuoi desideri, per vivere la vita che vuoi, quello che finora hai fatto in un modo o in pochi modi limitati (spesso fonte di malessere invece che benessere), puoi imparare a farlo in molteplici altri modi…

2 pensieri riguardo “Diversamente possibile”

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