Autostima. L’ideale e la giusta ambizione

L’autostima è l’idea di sé, la valutazione e il giudizio di sé che ciascun individuo costruisce da una vita, giorno dopo giorno, fin dalla nascita.

Ogni persona continuamente si osserva, si descrive, si giudica. A volte in modo consapevole e deliberato, altre volte non se ne rende conto. E questo fin da quando siamo piccoli, seguendo le tracce dei giudizi valutativi espressi dai nostri genitori e dalle persone significative della nostra vita (da uno zio ad un coetaneo, da un maestro ad una fidanzata), giudizi nel tempo progressivamente interiorizzati a formare l’immagine di sé, a guida del proprio modo di stare al mondo, di percepire se stessi e la realtà. Ovviamente con le associate emozioni positive (soddisfazione, orgoglio, stima di sé, serenità, gioia, ecc.) e negative (tristezza, delusione, rabbia, paura, senso di fallimento, senso di colpa, ecc.).

Che cos’è il giudizio? È l’atto del confrontare due elementi. È l’atto del porre a confronto qualcosa che è rispetto a come dovrebbe essere. Psicologicamente, ciascuno di noi cresce a latte e giudizio. È impossibile non giudicare nel momento in cui il giudizio nasce dal valore. I genitori hanno il dovere di insegnare ai figli a stare al mondo ottimizzando il benessere e riducendo al minimo possibile la sofferenza. I genitori sono portatori di valori (come dovrebbero essere le cose per loro) e confrontano continuamente il comportamento dei figli con questo valore o norma di riferimento. Dallo scarto tra norma e azione nasce il giudizio: positivo quando il comportamento corrisponde alla norma, negativo quando se ne distanzia.

I giudizi che discendono dai valori interiorizzati e che fondano l’autostima possono essere generali, riguardanti cioè l’intera persona (sono stupido, sono capace, sono in gamba, sono cretino, sono bello, sono simpatico, sono noioso, sono …) e più specifici, riferiti cioè ad aspetti, componenti o ruoli della personalità dell’individuo (sono un ottimo calciatore, sono un pessimo cuoco, ho delle gambe bellissime, ho gli occhi più affascinanti del sud Lazio, sono un amante straordinario, la mia vivacità ha fatto epoca, sono un genitore amorevole, sono un fantastico amico, la mia forza fisica è invincibile, sono un lavoratore instancabile, sono …).

I giudizi interiorizzati si esprimono attraverso il dialogo interiore (più o meno consapevole) ovvero il chiacchiericcio della nostra mente fatto di pensieri, giudizi, valutazioni, confronti, paragoni tra chi siamo e chi dovremmo essere, tra quello che abbiamo fatto e quello che avremmo dovuto fare.

L’autostima, allora, deriva dal confronto (più o meno consapevole e deliberato) tra il nostro sé reale e il nostro sé ideale.

In termini più pragmatici, l’autostima è la valutazione di noi stessi che facciamo quando valutiamo il rapporto tra aspettative e risultati ottenuti. Tanto maggiore è lo scarto tanto più proveremo sentimenti negativi e bassa stima di noi stessi. Quanto più i successi ottenuti si avvicinano ai risultati attesi e desiderati tanto maggiori saranno le emozioni legate ad un’alta stima di noi stessi: orgoglio, gioia, soddisfazione e felicità.

Il riferimento ad un modello ideale di persona e d’azione (chi dovremmo essere e cosa dovremmo fare) fino ad un certo punto può rappresentare uno stimolo allo sviluppo personale in quanto favorisce l’ambizione e il porsi degli obiettivi “sfidanti” da raggiungere, attraverso cui progressivamente apprendere nuove abilità, sviluppare nuove competenze, crescere ed evolvere, in ogni ambito di vita. Quando la persona si pone obiettivi “motivanti” e, al tempo stesso, “realistici” progressivamente riesce ad ottenere ciò cui aspira, vive emozioni positive e potenzia la sua autostima. Se la persona si pone obiettivi “poco sfidanti”, anche se raggiungibili, quando arriva al traguardo non sperimenta una reale e duratura soddisfazione e la sua autostima può risultare addirittura diminuita. Se, invece, il modello ideale di riferimento è “troppo elevato”, “perfezionistico”, al limite dell’impossibile, facilmente la persona lo vivrà come “persecutorio”, non si sentirà all’altezza, quasi sicuramente non riuscirà a raggiungere i traguardi ambiti, vivrà emozioni negative e un decremento dell’autostima.

Ciascuno di noi, nei diversi ruoli e ambiti di vita, deve saper trovare la propria “giusta posizione” tale da inseguire una sana ambizione che faccia crescere senza alimentare i rischi di un perfezionismo persecutorio che, di fatto, impedisce, ostacola notevolmente o pone un prezzo eccessivamente elevato per la realizzazione dei propri progetti di vita, finendo comunque per affossare l’autostima.

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