Cambiare si può!

Ciascuno di noi interpreta la realtà attraverso degli schemi o filtri personali che ci permettono di dare un senso agli accadimenti quotidiani, di fare delle previsioni su cosa accadrà, su chi probabilmente farà cosa, quando, dove, come e perché … Gli schemi o filtri soggettivi sono delle vere e proprie guide per il pensiero e per l’azione, per la soluzione dei problemi e la soddisfazione dei bisogni.

In genere, ogni persona ha numerosi schemi che la “orientano” nella realtà, schemi appresi nell’infanzia o acquisiti in età adulta.

La funzione degli schemi è adattiva ovvero permettono di cavarsela nel mondo, al tempo stesso, a volte, questi schemi creano più problemi di quanti ne risolvano.

Agli albori dell’umanità, da un certo punto di vista, la vita era “molto più pericolosa di adesso” ovvero “aggressioni” da parte di belve feroci e “minacce” da parte di catastrofi naturali erano all’ordine del giorno. Il bisogno umano di “sicurezza, stabilità, familiarità, coerenza e prevedibilità”, è stato fin dall’inizio di primaria importanza per gestire e controllare gli accadimenti del quotidiano, per proteggersi da aggressioni e minacce di varia provenienza. Questo bisogno evolutivamente necessario di “previsione, controllo, ordine e sicurezza” spiega perché oggi gli schemi, appresi in passato, tendano a ripresentarsi nelle situazioni attuali adulte, anche quando non sembrano utili né adeguati a governare la situazione. In questo modo anche convinzioni e credenze “distorte” riguardanti sé, gli altri, il mondo, la vita si mantengono sempre attivi malgrado non siano di aiuto nel rapporto con se stessi, con gli altri e con la realtà. Da questi filtri percettivi ed emotivi interni e da queste convinzioni distorte derivano conseguentemente alcuni comportamenti problematici. Ad esempio, se il mio filtro prevede che “gli altri sono inaffidabili” e “io devo proteggermi dalle aggressioni e denigrazioni altrui” probabilmente tenderò ad evitare il più possibile le relazioni oppure quando mi avvicinerò agli altri sarò sospettoso e intimorito. Conseguentemente, il mio comportamento sarà guardingo, in allerta, sulla difensiva, chiuso o apertamente ostile. Probabilmente questo mio modo di pormi susciterà reazioni di protezione e/o aggressione da parte dell’altro che finiranno per confermare lo schema oltre che determinare relazioni interpersonali problematiche.

Le persone tendono inconsciamente a cercare proprio le situazioni a cui sono più sensibili, proprio quelle situazioni che da piccoli hanno generato la “personale ferita dolorosa”. Inconsciamente, cercano di rivivere l’esperienza dolorosa antica per produrre un esito diverso, ma proprio perché lo schema è rigidamente consolidato da tempo e tende ad autoperpetuarsi diventa difficile un cambiamento.

A partire da questa “resistenza al cambiamento” del modello rigido di percezione, pensiero, azione, emozione e relazione, in psicoterapia si lavora con l’obiettivo di rendere il paziente consapevole di questi suoi “funzionamenti automatici” e capace di attivare nuove possibili “valutazioni” degli accadimenti, esterni ed interiori e nuove possibilità di comportamento più sano e soddisfacente.

Il cambiamento può avvenire non solo quando la persona impara a “percepire, leggere ed interpretare” eventi e situazioni in modo diverso da come ha sempre fatto (cambiamento dei pensieri, delle convinzioni, delle interpretazioni, delle credenze, dei pensieri automatici), ma soprattutto quando la persona “risperimenta emotivamente”, in seduta e nella realtà quotidiana, qualcosa di simile a quanto vissuto in passato e riesce a dare a questa esperienza emotiva che si ripete un significato e un valore diverso, meno drammatico, meno angosciante, senza esserne sopraffatto e stravolto emotivamente. Questi cambiamenti a livello di pensiero ed emozione rendono successivamente possibile alla persona l’adozione di nuovi comportamenti più adattivi e funzionali nella situazione attuale.

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