Fobico

Le persone fobiche vivono dentro un guscio. Protettivo e limitante al tempo stesso. Ne hanno bisogno eppure desiderano romperlo, uscire fuori, vivere liberi.
Una persona può essere “fobica” come modo di essere nel mondo, come modo di interagire con gli altri, come modo di pensare e agire, anche se nell’arco della vita potrebbe non sviluppare mai una sintomatologia fobica. È più una struttura di personalità, un modo di dare significato alla vita, agli eventi, a se stessi, al mondo.
Il fobico lotta continuamente tra bisogno di sicurezza, prevedibilità, protezione da un mondo vissuto come pericoloso e bisogno di libertà, autonomia, espressione di sé. Tenta di conciliare questi due bisogni che in qualche modo percepisce come inconciliabili, ai quali non sa comunque rinunciare, non riesce, non può rinunciare in quanto entrambi fondamentali. Sentendosi piccolo e fragile al cospetto di una realtà minacciosa, ha bisogno di una figura protettiva; il prezzo da pagare per sentirsi protetto è un senso di soffocamento, costrizione, limitazione. Il bisogno di protezione presenta il conto della limitazione e della dipendenza. Il bisogno di essere liberi mette di fronte alla paura di essere soli.
Il fobico ha una paura generalizzata di un mondo minaccioso, anche se questa minaccia non sempre è chiara nella sua testa. Ha paura di sé, dei suoi pensieri, delle sue emozioni, di ciò che potrebbe fare. Della propria debolezza e incapacità a fronteggiare i pericoli. Ha paura degli altri alternativamente vissuti come pericolosi, inaffidabili, giudicanti, imprevedibili, rifiutanti. Ha paura del mondo e della vita troppo pieni di insidie, sorprese, trabocchetti, incertezze, contrasti.
Il fobico ha sempre con sé l’immagine di una futura catastrofe imminente, più che possibile, gravissima, molto più che probabile e che non sarà in grado di affrontare, non potrà reggere, rispetto alla quale non ci sarà via di ritorno, né possibilità di uscirne salvo. Laddove questa salvezza a volte può intendersi rispetto alla paura della morte vera e propria, altre volte rispetto ad un’immagine di sé che potrebbe uscirne devastata da umiliazione e vergogna, altre ancora la mancata salvezza deriverebbe dal giudizio altrui, tanto temuto rispetto ad una propria perdita di controllo che porterebbe la persona a mettere in atto comportamenti bizzarri folli, riprovevoli.

Il fobico, come ogni essere umano, desidera naturalmente esplorare e conoscere il mondo, se stesso, gli altri, la diversità esterna e lontana da sé. Al tempo stesso, fin da bambino, ha imparato ad aver paura dell’esplorazione. I suoi genitori (più di frequente, ma non necessariamente, la madre) , temevano si facesse male, piccolo e fragile di fronte ad un mondo troppo minaccioso per lui; i suoi genitori non riuscivano a stare soli e lo tenevano a sé; i suoi genitori erano imprevedibili e lui non poteva rischiare di allontanarsi con la paura di non ritrovarli. Quindi, precocemente, per rassicurare e rassicurarsi, per consolare e consolarsi, il bambino si è organizzato per intrattenere relazioni basate sulla stretta vicinanza e il controllo. E il desiderio esplorativo che fine ha fatto?
Il fobico tende, in modo più o meno consapevole, a creare relazioni (nelle amicizie, in coppia, sul lavoro, ecc.) basate sulla necessità avvertita come irrinunciabile di una completa disponibilità dell’altro, spesso in un rapporto in cui non esiste reciprocità (due pesi e due misure). L’impronta originaria, come accennato, è quella di relazioni primarie ansiose e ansiogene quando i genitori del futuro fobico gli presentarono un mondo minaccioso, imprevedibile, pieno di insidie al cospetto di un sé debole, incapace di fronteggiarlo… senza la presenza di un altro “protettivo”. Oggi, nelle relazioni attuali, l’altro, sia esso amico o partner, genitore maturo o collega, è avvertito dal soggetto come indispensabile regolatore della propria ansia e paura e con ciò vissuto come fonte di rassicurazione, ma anche di rabbia per la dipendenza.
Il fobico ha paura della costrizione (sentirsi obbligato, vincolato, in trappola …) come ha paura della libertà (sentirsi in potere di… liberare i propri desideri… ).

Il fobico, oltre che un tipo di personalità e un quadro sintomatologico, è anche… ciascuno di noi che, nell’arco di tutta la vita, cerca di integrare sicurezza e libertà, questi due grandi contenitori esistenziali che tanta parte hanno nel regolare il nostro comportamento e le nostre relazioni.

La terapia con le persone con un’organizzazione fobica della personalità ovvero che tendono a guardare il mondo e vivere la vita in modo fobico si basa su alcuni riferimenti essenziali:
– connettersi con e rielaborare la propria storia di vita, di relazioni insicure, di latte e ansia, di ferite dolorose e scelte “prudenti”
– integrare una giusta dose di sicurezza e libertà, ad avere punti di riferimento stabili, ma anche a sviluppare una certa propensione a scelte coraggiose, in vista dell’ignoto, in previsione di qualcosa di stupendo che però ancora non è perfettamente conosciuto
ampliare la propria zona di comfort, lasciando albergare dentro di sé pensieri nuovi e sconosciuti, emozioni mai provate prima, desideri ed eccitazione, comportamenti tutti da inventare, luoghi da visitare, sorprese da scoprire, paure da ingannare
accogliere dentro di sé la molteplicità contraddittoria dell’essere umano, dell’essere umani e quindi imperfetti, ambivalenti, plurali, esploratori e stanziali, puliti e sporchi, precisi e caotici, forti e deboli, “buoni” e “cattivi”, abitudinari e creativi, simpatici e antipatici, generosi ed egoisti, affidabili e imprevedibili, paurosi e coraggiosi, liberi e vincolati, autonomi e dipendenti, fedeli e traditori, solidi e anche in trasformazione, con le radici e con le ali
rivisitare in modo critico e autenticamente fondato il sistema di “regole” di pensiero e d’azione con cui la persona è cresciuta e che oggi possono essere riscritte alla luce di una nuova consapevolezza di sé, meno ancorate al bisogno di prevedibilità e controllo e maggiormente ispirate dal desiderio di esplorare, di conoscere, di vivere ed esprimere se stessi in modo creativo
– prendere dimestichezza col proprio mondo interiore che non è fatto solo di paura, catastrofe, minaccia. Superare la paura delle proprie emozioni. Imparare a conoscerle ed esprimerle in modo sano, utile ed efficace. Riconoscere i propri bisogni imparando a chiedere e a dire no quando è sano, utile, necessario. Legittimare i propri desideri, creando occasioni per realizzarli. Scoprire i propri valori più autentici e farne guida del proprio stare al mondo, con se stessi e con gli altri
superare la visione rigida delle relazioni e abbandonare “la manipolazione delle relazioni”: imparare a stare in relazioni intime, soddisfacenti e protettive senza sentirsi soffocati; imparare ad essere autonomi e indipendenti, all’interno di relazioni comunque appaganti affettivamente, senza sentirsi soli e abbandonati
– imparare a percepire il mondo meno minaccioso e se stessi comunque più capaci di affrontarlo, di cavarsela e di rassicurarsi
imparare a stare con gli altri, nell’amore, nella condivisione, nel gioco e non solo per sentirsi sicuri e protetti
imparare a stare anche da soli, una solitudine che nasca non dall’evitamento, dal ritiro interpersonale e dalla chiusura in se stessi, ma che possa essere una solitudine attivamente ricercata, fonte di gioia, pienezza e creatività

Ovviamente il tutto al servizio di scelte consapevoli e responsabili, basate sulla ricerca della soddisfazione di bisogni e desideri autentici all’interno di un rapporto adeguato con la realtà, in cui farsi carico delle conseguenze delle proprie azioni, nel rispetto di sé e degli altri…

Bibliografia di riferimento
Attili G. Attaccamento e costruzione evoluzionistica della mente. 2007. Cortina
Bara B. G. Nuovo manuale di psicoterapia cognitiva. 2005. Bollati Boringhieri
Bowen M. Dalla famiglia all’individuo. 1979. Astrolabio
Bowlby J. Una base sicura. 1989. Cortina
Guidano V. F. La complessità del sé. 1988. Bollati Boringhieri
Guidano V. F. Il sé nel suo divenire. 1992. Bollati Boringhieri
Lichtenberg J. Psicoanalisi e sistemi motivazionali. 1995. Cortina
Lorenzini R., Sassaroli S. La paura della paura. 1987. NIS
Lorenzini R., Sassaroli S. Cattivi pensieri. 1992. NIS
Stolorow R. D., Atwood G. I contesti dell’essere. 1995. Bollati Boringhieri
Ugazio V. Storie permesse storie proibite. 2012. Bollati Boringhieri

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...