Imparare a prendersi cura di sé

Ciascuno di noi, fin da piccolo, ha dei bisogni fondamentali:

  • il bisogno di sentirsi protetto, accudito, amato, contenuto, sostenuto nella regolazione dei bisogni fisiologici di base;
  • il bisogno di sentirsi importante per qualcuno che lo ami e lo stimi incondizionatamente;
  • il bisogno di essere apprezzato e valorizzato nelle proprie abilità progressivamente in formazione;
  • il bisogno di crescere in un mondo prevedibile in cui potersi fidare degli altri e avere speranza in una vita gioiosa;
  • il bisogno di appartenere e creare legami;
  • il bisogno di realizzare se stesso nelle proprie potenzialità e nei personali talenti.

La soddisfazione di questi bisogni all’inizio “deve” essere garantita da chi si prende cura del piccolo, progressivamente viene interiorizzata in forme di autoregolazione e autosostegno.

Quando le cose vanno bene, la persona diventa progressivamente autonoma ovvero capace di occuparsi di se stessa, di prendersi cura di sé, dei propri bisogni e desideri, di realizzare una vita fondata sui propri valori e sulle personali inclinazioni individuali.

Quando i genitori sono stati “costantemente” carenti nella loro funzione di cura e riferimento, disattenti dal punto di vista della cura fisica ed emotiva, i bambini “traducono” questa trascuratezza in convinzioni inconsce, negative e disfunzionali:

  • su sé: “non sono importante”, “non valgo”, “non sono capace”, “sono cattivo”, “sono colpevole”, “non sono all’altezza”, “non merito affetto”, ecc.
  • sugli altri: alternativamente gli altri possono essere vissuti come “bravi” e “buoni” dovendo avere purtroppo a che fare con un bambino “cattivo” oppure sono visti altrettanto “cattivi e senza amore” per un bambino che comunque non lo merita… o altre combinazioni possibili
  • sul mondo: interiorizzato in immagini di sfiducia, paura, cattiveria, tradimento, inganno, manipolazione, ecc.
  • la vita: interiormente vissuta come piena di insidie e fregature. Comunque come qualcosa di minaccioso e negativo.

Queste convinzioni sono profondamente radicate nell’inconscio e guidano in maniera fondamentale il modo di concepire se stessi, la vita, gli altri, le relazioni e in qualche grado e forma determinano il modo infelice attraverso cui quel bambino crescerà e vivrà la sua vita. In particolare, queste convinzioni si organizzano in forma di “schemi, modelli o previsioni relazionali”: la persona inconsapevolmente si aspetta di ritrovare quello che ha vissuto e attraverso tali aspettative finisce per comportarsi in modo da facilitare il verificarsi di ciò che crede (e teme) di trovare. In modo assolutamente inconsapevole, la persona tende ad assumere due atteggiamenti relazionali fondamentali:

  1. tende a cercare persone che la trattino come è stata trattata dalle figure significative della sua vita
  2. tende a trattare gli altri come è stata trattata dalle persone significative della sua vita

Evidentemente gli scenari relazionali che ne deriveranno saranno conseguenza di questo modo di porsi nelle relazioni e attiveranno prima o poi una conferma delle convinzioni e degli schemi che strutturano il mondo interno della persona.

Al di là delle diverse manifestazioni specifiche di sofferenza attraverso cui la persona arriva a chiedere aiuto (ansia, depressione, fobie, attacchi di panico, dipendenze affettive, abuso di sostanze e altre dipendenze comportamentali, difficoltà relazionali e lavorative, crisi esistenziale, ecc.), gli obiettivi terapeutici comunque presenti sono:

  • rendere consapevole la persona del suo funzionamento mentale ed interpersonale basato su questi schemi
  • aiutare la persona a trovare modi e strategie sani ed efficaci per riuscire a soddisfare i propri bisogni.

La psicoterapia aiuta proprio la persona nell’acquisire una capacità adulta autonoma consapevole e responsabile di prendersi cura di sé e dei propri bisogni e con ciò di diventare capace di amare e lavorare, creare e produrre, per sé e per gli altri e di sviluppare un personale rapporto “spirituale” col mistero della vita oltre la morte.

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