Il sasso

Ciascuno di noi ha vissuto esperienze infantili che hanno generato un’immagine di sé fondamentale. Le fondamenta dell’identità. Ovvero le esperienze primarie hanno modellato il modo in cui la persona considera se stessa, ma anche gli altri, il mondo, la vita, ecc..

Una persona che ha vissuto esperienze di trascuratezza da parte di chi si doveva prendere cura di lei probabilmente avrà sviluppato immagini, idee e convinzioni legate alla deprivazione, alla mancanza, al non sentirsi degno d’essere amato. Chi è stato abbandonato da persone significative probabilmente porterà dentro un’impalcatura di pensieri ed emozioni legate al tema dell’abbandono, dell’essere solo e incompreso in questa vita. Chi è stato continuamente giudicato, criticato, rimproverato, confrontato con qualcuno di migliore quasi certamente si porterà appresso un giudice interiore severo, spietato, intransigente che lo porterà a sentirsi sempre in difetto, mai abbastanza adeguato e tenderà a concepire il mondo, la vita, i rapporti interpersonali come basati sulla dicotomia capaci /incapaci. Chi non è stato guardato con attenzione, quasi dimenticato, probabilmente nella vita tenderà a sentirsi escluso, emarginato, diverso nel senso di inferiore. Chi ha subito abusi fisici ed emotivi sarà continuamente assediato da angosce di rifiuto, di non meritare amore e stima e probabilmente concepirà la vita e gli altri con sfiducia e diffidenza. Chi è stato più volte tradito e ingannato si sentirà vittima inconsolabile di ingiustizie e fregature. Chi è stato colpevolizzato perché non corrisponde a ciò che gli altri si aspettavano da lui o gli chiedevano tenderà a sentirsi facilmente manipolato, misconosciuto, vittima di pretese altrui.

Anche chi non ha vissuto esperienze traumatiche che hanno generato le suddette ferite profonde, in base alle personali esperienze primarie avrà comunque sviluppato una propria sensibilità a certi temi e contenuti. Anche chi è cresciuto in famiglie “sufficientemente normali” da adulto sarà più o meno sensibile a certi accadimenti. Per cui uno stesso evento, ad esempio, ricevere una buca ad un appuntamento sentimentale importante o un trattamento scortese nell’ambito del lavoro o un attestato di antipatia da parte di un conoscente o anche una sconfitta a calcetto potrà essere dotato di un significato anche molto diverso da persona a persona. L’evento è lo stesso, ma il modo di “filtrarlo” soggettivamente e le implicazioni emotive sono completamente differenti. Chi si arrabbia, chi si rattrista, chi si sente in colpa, chi non si sente all’altezza, chi si vergogna, chi si preoccupa, ecc.

In terapia, cerco di aiutare la persona ad interpretare quell’evento in modo diverso e quindi a sperimentare un vissuto emotivo diverso e quindi a trovare strategie diverse per fronteggiare la situazione. A volte mi faccio aiutare dalla storia del sasso…

“La persona distratta vi è inciampata. Quella violenta l’ha usato come arma. L’imprenditore l’ha usato per costruire. Il contadino stanco invece come sedia. Per i bambini è un giocattolo. Davide uccide Golia e Michelangelo ne fece la più bella scultura. In ogni caso, la differenza non l’ha fatta il sasso, ma l’uomo. Non esiste sasso nel tuo cammino che tu non possa sfruttare per la tua propria crescita”.

Chiedo alla persona le sue impressioni e idee sulla storia e propongo le mie… L’idea è quella di aiutarla sia nella specifica situazione attuale sia rispetto alla ferita profonda o alla personale sensibilità a fare un passo indietro o di lato e assumere una prospettiva diversa… Di fronte a quel sasso…

È l’inizio di un profondo lavoro di ristrutturazione che può coinvolgere diversi elementi dell’impalcatura individuale attraverso cui la persona guarda se stesso, il mondo, la vita, gli altri e compie scelte…

La storia del sasso può essere una potente metafora della vita e della psicoterapia.

Lo stesso elemento come ostacolo e come risorsa.

Incontriamo eventi, persone e situazioni e con essi disegniamo la nostra vita in base a chi siamo, al nostro filtro personale, al nostro modo di concepire il mondo e la vita.

Quello che ci capita è sempre vissuto in base alla nostra storia personale.

Un sasso di fatto è modellato dal nostro bisogno del momento, dal nostro desiderio, dai nostri valori attraverso cui possiamo dare senso e utilità a quel sasso.

Il sasso ha una sua forma e consistenza e al tempo stesso è diverso in base a chi lo incontra. Come ciascuno di noi ha un suo modo di essere, di pensare e di agire che incontra il modo di essere dell’altro e dal cui incontro entrambi escono a qualche livello trasformati.

Tanti sassi come tante persone: abbiamo tanto in comune in quanto esseri umani eppure siamo diversi in base alle esperienze di vita che abbiamo fatto e che condizionano quelle che facciamo. Ciascuno di noi è oggi il frutto di ciò che ha vissuto e non ha vissuto, di ciò che ha incontrato e non ha incontrato.

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