Strategie concrete per essere “emotivamente” intelligenti

L’intelligenza serve a risolvere i problemi, l’intelligenza emotiva serve a vivere pienamente la vita, con consapevolezza, assumendosi la responsabilità di renderla realmente degna di essere vissuta.

L’intelligenza emotiva è la capacità di usare le proprie emozioni al servizio di scelte consapevoli e coerenti con la persona che vogliamo essere e la vita che vogliamo vivere.

L’intelligenza emotiva è composta da diverse abilità:

  • Essere consapevoli delle proprie emozioni in modo articolato e specifico: riconoscerle, identificarle, valutarne l’intensità, differenziarle, nominarle, esprimerle, governarle e metterle a disposizione del proprio adattamento creativo alla realtà. Confidenza con se stessi
  • Autoregolazione delle emozioni: capacità di sperimentarle, viverle appieno e tollerarne l’intensità La via della terapia
  • Auto-contenimento degli stati emotivi più complicati, intensi, difficili (ansia, angoscia, dolore, sconforto, rabbia, agitazione, ecc.) Chi rassicura l’ansioso?
  • Controllo degli impulsi: usare la riflessione tra l’impulso e l’azione La bomba
  • Agire con determinazione, perseveranza e autodisciplina per raggiungere i propri scopi e obiettivi Anno nuovo …
  • Attribuire senso alle proprie emozioni in relazione alla situazione attuale e alla propria storia di vita Guarire le ferite dell’infanzia
  • Riconoscere le emozioni degli altri e utilizzarle per comprenderli, per comunicare efficacemente e per creare relazioni soddisfacenti Un potente strumento di consapevolezza e cambiamento

In pratica, è importante seguire questa traccia per l’auto-consapevolezza emotivamente intelligente:

  • Cosa provo? Quale stato d’animo soggettivo, ad esempio: mi sento triste, provo rabbia, mi sento al settimo cielo, sono spaventato, sto sotto un treno, impazzisco di gioia, ecc.
  • Quali sensazioni fisiche avverto? Ad esempio, sento le braccia tese, le spalle pesanti, le gambe flosce, calore alle mani, sudore, tachicardia, farfalle allo stomaco
  • Quali situazioni esterne hanno stimolato la mia reazione emotiva? Quali eventi, qualcosa che è successo, una conversazione con qualcuno, ecc.
  • Quali pensieri hanno generato la mia emozione? Cosa ho pensato, cosa ho immaginato, quale ricordo mi è venuto in mente, ecc.. Alcuni pensieri sono chiari, consapevoli e immediatamente individuabili per come hanno influenzato l’emozione emersa: mi sono arrabbiato pensando che non è giusto che io debba sempre aspettare il mio amico che fa regolarmente ritardo agli appuntamenti; altre volte invece i pensieri sono annidati più profondamente dentro di sé e non immediatamente riconoscibili: probabilmente il ritardo del mio amico mi porta a sentirmi arrabbiato e anche non rispettato e mi porta a pensare a quante volte succedeva così con la mia prima fidanzata… o con mamma che tardava sempre a venirmi a prendere a scuola quando avevo 8 anni…
  • Quali scopi, bisogni e desideri sono emersi dentro me rispetto all’emozione che vivo? Ad esempio, sono triste e ho bisogno di essere consolato, mi sento solo e ho bisogno di essere confortato, mi sento non rispettata da mio marito e ho bisogno di mettere in chiaro alcune cose, mi sento pressata dal capo e voglio staccare la spina, sono spaventato e ho bisogno di essere rassicurato, sono felice e desidero vedere il mio fidanzato, mi sento invaso dai vicini e voglio chiarire alcune regole di buon vicinato, mi sento carico di energia e voglio andare a correre in bicicletta, mi sento in colpa per come ho trattato il mio amico e desidero recuperare il rapporto.
  • Quali azioni sono necessarie e quali possibili rispetto a ciò che provo e a ciò che voglio? Cosa devo o posso fare io per soddisfare il mio bisogno e desiderio, per raggiungere il mio scopo e per regolare la mia emozione.
  • Come posso esprimere al meglio la mia emozione? Una persona emotivamente intelligente deve saper distinguere l’emozione che prova dalla capacità di esprimerla in modo utile per sé, efficace nella comunicazione e rispettosa delle altre persone coinvolte nella situazione. Altrimenti, come comunemente noto, si passa “dalla ragione al torto”: quando l’emozione “legittima” viene espressa in modo “scomposto”, eccessivo, fuori controllo, non rispettosa di sé e degli altri, al limite anche pericolosa per sé e per gli altri. Oppure nella situazione altrettanto nota del “conta fino a 10” prima di esprimere quello che pensi e quello che provi… ovvero usa la riflessione tra impulso e azione.
  • Cosa sta provando l’altra persona (mentre mi sta parlando o sta agendo in un certo modo)? Spesso i problemi nelle relazioni interpersonali nascono dall’incapacità di vedere il mondo dal punto di vista dell’altro; siamo tutti capaci di criticare l’altro e di giudicarlo in quanto il suo comportamento è lontano da come noi pensiamo sia giusto e ci dimentichiamo di fare quello sforzo “empatico” di metterci nei suoi panni per tentare di comprendere quali bisogni muovono le sue azioni.

Questa è solo una traccia tra le molteplici possibili per favorire l’esplorazione del mondo soggettivo della persona. Cronache dalla psiche Ogni domanda è uno stimolo per andare a cercare dentro di sé le risposte più utili alla conoscenza di sé che possa supportare un comportamento responsabile e orientato dai valori personali consapevolmente scelti.

In terapia, si lavora per potenziare l’intelligenza emotiva: in maniera diretta come obiettivo specifico dichiarato e condiviso o anche solo indirettamente come potenziamento della propria capacità di governo delle emozioni. L’intelligenza emotiva favorisce ogni altro processo di consapevolezza di sé e il raggiungimento degli obiettivi terapeutici.

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