Dalla richiesta di aiuto al progetto di cura  

Quando una persona arriva in terapia evidentemente si trova in uno stato di disagio e sofferenza che non ha saputo superare in altro modo. PER CHI E PER COSA È UTILE LA PSICOTERAPIA?

All’inizio può portare una generica richiesta di aiuto per uno stare male non ben definito oppure può presentare diversi sintomi ansiosi, depressivi o di altro tipo progressivamente sempre più disturbanti il suo equilibrio psichico e la sua vita quotidiana; o anche può riferire un episodio di panico recente da cui è rimasto fortemente spaventato o può presentare problemi di coppia, sul lavoro, in altre relazioni o anche dubbi su scelte importanti che si ritrova a dover fare senza riuscirci. PERCHÉ È UTILE LA PSICOTERAPIA?

La persona manifesta alterazioni e segni più o meno gravi di sofferenza psicologica e fisica quando gli stimoli stressanti della sua vita superano le sue capacità di adattamento, quando le sue risorse personali e interpersonali non riescono a far fronte alle richieste e ai doveri del vivere quotidiano, quando il carico di ansia e angoscia presenti nella vita quotidiana sovrastano la capacità di affrontarle. S.T.R.E.S.S.

Al di là della diversità di ogni situazione, è possibile considerare una sorta di griglia orientativa delle aree della persona il cui malfunzionamento genera sofferenza:

  • Comportamenti problematici: sintomi fisici di un corpo malato, sintomi psichici di una mente ansiosa o depressa, dipendenze varie (sostanze, alcool, gioco d’azzardo, internet, social media, ecc.), alimentazione dis-regolata, comportamenti antisociali, comportamenti autodistruttivi (pensieri suicidari, tentativi di suicidio, atti di autolesionismo), ecc..
  • Pensieri distorti: credenze disfunzionali, convinzioni che portano ad un’erronea valutazione della realtà
  • Dis-regolazione delle emozioni: la persona ha qualche tipo di deficit in ambito emotivo; non riesce a sentire, riconoscere e individuare le emozioni che prova, non riesce ad esprimerle in modo adeguato, non riesce a coglierne il valore di comunicazione al servizio dell’adattamento Confidenza con se stessi 
  • Malessere relazionale: difficoltà a creare e mantenere adeguate relazioni amicali, sentimentali e lavorative; conflitti interpersonali distruttivi, separazioni, continue rotture relazionali, ecc… Come si fa a cambiare gli altri?!?!?
  • Incapacità di essere padroni del proprio tempo e di creare la propria qualità di vita. “Non ho mai tempo per …”, “la mia vita sarebbe migliore se avessi al giorno 48 ore…” La qualità del tempo di vita
  • Dubbi sulla propria identità Io sono così di carattere 

In realtà, la casistica è alquanto ampia e variegata e gli esempi riportati sono solamente una rappresentazione di massima. Gradualmente la persona va aiutata a definire i contorni della sua sofferenza in modo tale da poter concordare insieme gli obiettivi di cambiamento e le strategie più adatte per ottenere gli esiti desideratiCOSA SI FA IN PSICOTERAPIA?

Il disagio che la persona porta in terapia è sempre una comunicazione, a se stessi e al mondo, una comunicazione che va decodificata. Le emozioni ci segnalano i nostri bisogni insoddisfatti

Il disagio ha un senso nella storia del soggetto, nel suo momento di vita attuale e nei suoi nessi con le modalità anticamente apprese di stare al mondo, di pensare, di sentire, di agire, di entrare in relazione. La fonte della verità Per certi versi il malessere espresso dalla persona è una soluzione, disfunzionale, che la persona ha comunque trovato al suo dolore, alle sue angosce, alle sue difficoltà. La forma del suo stare male nasconde e rivela, al tempo stesso, cosa la persona sta vivendo in questo momento della sua vita, con cosa sta combattendo. Perché le persone si ammalano e … come possono guarire

Ma cosa chiede di fatto la persona che arriva a chiedere un aiuto terapeutico? Cosa si aspetta? Cosa immagina? Cosa prevede? Ovviamente vuole “guarire”, vuole “stare bene”, “stare meglio”, vuole tornare a “stare come prima”. Vuole “ristabilire il precedente assetto”, vuole “recuperare l’equilibrio perduto”, ecc.. In maniera controintuitiva, invece, i sintomi segnalano alla persona che qualcosa va cambiato. Quanto vuoi continuare? 

Un primo obiettivo quindi di ogni percorso di cura di sé è la valutazione della situazione attuale così come si è delineata nei diversi ambiti di vita della persona: non si cerca la diagnosi di una malattia, non si etichetta la persona come depresso, ansioso, schizofrenico, ossessivo, dipendente, ecc.. Si va, piuttosto, alla ricerca di una descrizione articolata del malfunzionamento della persona in una o più aree significative della sua vita: difficoltà al lavoro, momenti critici nella coppia, sensi di colpa e inadeguatezza nel ruolo di genitore, relazioni problematiche in genere (ad esempio, non riuscire a farsi rispettare, avere pochi amici e soffrire di solitudine), difficoltà a governare il proprio tempo tra stress quotidiano e interessi che non si riesce a coltivare come si vorrebbe (tra piaceri stentati e doveri sovrastanti, tra caratteristiche personali e ambienti di vita particolarmente esigenti, tra limiti e necessità di far fronte agli impegni), ecc…

La persona non viene inquadrata attraverso un nome che la fissa per sempre “dentro al suo problema”, viene piuttosto accolta e guardata nella sua complessità fatta di risorse e limiti, di problemi attuali e anche di possibilità di superarli. Cronache dalla psiche

Solo dopo un’adeguata valutazione di questo tipo che ha messo al centro dell’attenzione i bisogni e i valori della persona che chiede aiuto, è possibile concordare un progetto di cura, di cambiamento, di sviluppo personale in cui siano definibili in maniera chiara, specifica e valutabile nel tempo, gli obiettivi che si vogliono raggiungere, il processo che si seguirà, le strategie che verranno adottate. Tenendo conto ovviamente che questa idea di percorso è in progress in base a ciò che emergerà strada facendo: risultati raggiunti e ostacoli incontrati, tempi stimati rispetto all’evoluzione delle esigenze, cosa ha funzionato e cosa deve essere modificato in corso d’opera, ecc…

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