Perché le persone si ammalano e … come possono guarire

Ciascuno di noi alla nascita presenta “naturalmente” caratteristiche sane, positive, “buone”. L’essere umano è dotato di propensioni all’adattamento evolutivo, tendenze innate a cavarsela e a creare un ambiente adatto alle proprie esigenze, orientamenti fondamentali alla vita e all’evoluzione, spinte interne a proteggersi e sentirsi sicuri, a crescere, ad imparare, a creare legami, ad affermarsi nel mondo e a realizzare la propria natura e le proprie inclinazioni potenziali. Di fronte all’ambiente familiare, sociale e culturale, queste disposizioni di fondo trovano maggiore o minore accoglienza e vengono più o meno agevolate nella loro espressione naturale piuttosto che frustrate, bloccate, inibite, represse. Figli della propria famiglia, tra lecito e proibito

La crescita personale, attraverso la psicoterapia o anche attraverso altri strumenti, metodi e vie, è sostanzialmente un recupero di queste potenzialità perdute, una sorta di “liberazione” del bambino naturale che eravamo in origine, ovviamente all’interno di un processo sano di adattamento alla realtà dei contesti in cui ci troviamo a vivere. L’Ombra e le maschere della vita quotidiana

Il bambino è “naturalmente” giocoso, curioso, vitale, energico, eccitato, entusiasta, ecc.. Quando viene frustrato dall’ambiente affettivo in cui cresce (famiglia e anche scuola), diventa più o meno deviato, sottomesso, adattato, represso, a seconda dell’intensità della frustrazione. Il bambino naturale “trascurato”, “non visto”, “non ascoltato”, “non considerato”, insomma frustrato nei bisogni fondamentali di crescita, impara a stare al mondo in base alle condizioni ambientali, affettive e materiali che ha incontrato. La scelta più intelligente che hai fatto È sulla ferita infantile che quel bambino impara a sentirsi non amato e non meritevole, a sentirsi colpevole e sbagliato, a non dare valore a ciò che pensa, a non legittimare ciò che prova, a non saper esprimere le proprie emozioni e i propri pensieri, a non agire per soddisfare i propri bisogni e desideri, che ha imparato a credere non importanti. Il bambino ferito Questi sentimenti antichi, in particolare l’angoscia di rifiuto e abbandono che il bambino ha vissuto per paura delle conseguenze nel caso avesse agito in modo “naturale”, determinarono in lui una “selezione inconscia” di ciò che era possibile e ciò che non era consentito, di cosa poteva dire e cosa non poteva dire, di cosa poteva fare e cosa no.

Tanto più la frustrazione del bambino è precoce tanto maggiori saranno le difficoltà che incontrerà come adulto in futuro. Il repertorio comportamentale attuale si è creato in quelle condizioni e successivamente consolidato negli anni. Più la ferita è stata precoce e intensa e maggiormente ha sollecitato reazioni problematiche di adattamento che sono nel tempo diventate “automatismi inconsapevoli” presenti anche nei comportamenti adulti. I comportamenti autosabotanti

Le metodologie terapeutiche (individuale, coppia, famiglia, gruppo) agiscono a diversi livelli di profondità per andare a rintracciare le origini antiche della ferita primaria. In particolare, la persona in terapia viene aiutata a “ricontattare” la sofferenza antica, proprio a “risentire qui e ora ciò che sperimentò lì e allora”. Per “darsi il permesso interiore” che i propri genitori non le diedero, non diedero al bambino che è stato. Per “riscrivere le decisioni” prese allora sul modo migliore per cavarsela. Guarire le ferite dell’infanzia

Il cambiamento è possibile proprio grazie al rivivere, nel contesto protetto e sicuro della relazione terapeutica, certe esperienze emotive in cui quelle decisioni antiche vennero prese. Solo ricontattando quel nocciolo emotivo la persona riesce veramente a cambiare, a sentire che ce la può fare, a fare qualcosa di diverso, a superare la paura di agire come non ha mai fatto per timore di ciò che poteva accadere.

Messa così sembra la solita retorica dei genitori colpevoli di figli di un’infanzia infelice. In realtà, tranne alcune situazioni di palese disturbo psicopatologico del genitore e conseguente comportamento trascurante e negligente (violenza o assenza o distorsione di una funzione genitoriale sana), ricontattare il bambino ferito per prendersene cura (in terapia e poi nella vita quotidiana) non significa colpevolizzare i propri genitori o il passato in genere. Riprendere contatto con la ferita antica rischierebbe di essere solo uno sterile sfogo nemmeno troppo catartico, nemmeno troppo soddisfacente, sicuramente poco efficace per curare la ferita. 3 tipi di lamentela Significa, piuttosto, accettare ciò che è successo come … ciò che è successo. È andata così…

Se possiamo rintracciare effettivamente alcune carenze dei nostri genitori, che sono stati iperprotettivi o poco presenti, indulgenti o eccessivamente severi, senza regole o troppo rigidi, possiamo comunque anche realizzare che ci hanno amato come sapevano fare, ci hanno amato come ci hanno amato.

Per una cura della ferita realmente trasformativa in terapia, accanto a sentimenti dolorosi di tristezza, angoscia, rabbia, paura, ecc. che vanno visti e affrontati affinché la persona possa finalmente “chiudere conti in sospeso” (e spesso questo non ha bisogno necessariamente di un confronto reale con il proprio genitore, che può essere anche morto), è anche importante far emergere sentimenti di profonda comprensione e gratitudine per come i nostri genitori hanno svolto il loro ruolo con amore. Amore…

Per chi ha la fortuna di essere genitore probabilmente è anche più “facile” comprendere come sono stati i propri genitori, quello che ci hanno dato, come ci hanno cresciuto, come ci hanno aiutato ad essere la persona che siamo… Un genitore sufficientemente perfetto Possiamo ricordare diverse esperienze negative, quando ci siamo sentiti incompresi o giudicati, non considerati o maltrattati, ma probabilmente ciascuno di noi, anche la persona più ferita, addolorata e rancorosa coi propri genitori, accanto al necessario processo di lutto per il genitore di cui aveva diritto e bisogno e che forse non ha mai avuto, può accedere anche a ricordi di momenti piacevoli e gesti d’amore, durezza insieme a tenerezza, distanza e anche calore…

Integrare dentro di sé questo genitore “buono” col genitore “cattivo” ci apre la strada ad una maggiore compassione verso il nostro bambino ferito, ma anche verso la ferita dei nostri genitori, e ciò ci permette di liberarci anche di tante catene di odio, rancore, risentimento, ingiustizia che per troppo tempo ci siamo portati dietro…

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