La verità del piffero. Quando è difficile cambiare…

Se continui a fare le cose che hai sempre fatto otterrai le cose che hai sempre ottenuto (Dott.ssa Grazia Arcazzo)

Sembra essere scontato, banale. Ma questo è un principio di cambiamento importante. Banale quanto fondamentale nel momento in cui viene ben compreso nello specifico delle varie situazioni e praticato effettivamente.

La persona è abituata a pensare ed agire in un certo modo. Questo modo lo ha costruito fin da bambino, senza rendersene conto ha sviluppato il suo stile unico di percezione e valutazione degli eventi, un set di abitudini comportamentali, un modo tutto suo di viversi le emozioni e di intrattenere relazioni. Io sono così di carattere

Quando la persona arriva in terapia o comunque quando comincia a vivere stati e gradi diversi di sofferenza è perché questo suo modo di essere (pensare, sentire, agire, relazionarsi) non funziona più, non è più adatto al momento che sta attraversando, alle situazioni come si sono evolute nel frattempo rispetto all’originario scenario che aveva favorito il nascere e il consolidarsi del suo modo di essere. La mappa e il tesoro La persona si rende conto che quello che ha funzionato finora non funziona più. Ad esempio, una persona mite ha bisogno di tirare fuori le unghie, una persona dallo stile burrascoso deve imparare a darsi una regolata. Parlando semplicemente di abitudini comportamentali, se vuoi dimagrire devi smettere di bere bibite gassate e mangiare dolci tre volte al dì, se vuoi smettere di dare party per il tuo colesterolo devi smettere di mangiare una salsiccia al giorno, se vuoi migliorare la tua salute fisica devi smettere di fumare, se non vuoi ritrovarti di nuovo all’ospedale o in prigione devi smettere di portare l’auto dopo aver alzato il gomito. Ancora nell’ambito relazionale: se hai l’impressione di essere trasparente per gli altri forse devi trovare un modo nuovo di comunicare Le 5 E del funzionamento mentale ed interpersonale o se, invece, gli altri ti rimandano a specchio quanto sei antipatico e invadente, probabilmente c’è qualcosa da registrare nel tuo modo di avvicinarti agli altri. Ritratto del narcisista Per non parlare delle difficoltà ad essere il genitore che vorresti essere. Un genitore sufficientemente perfetto Quanti altri esempi conosci? Se la coppia non funziona più devi metterci mano tu. 4 strategie e mezzo per una coppia stabile, duratura e felice Se al lavoro ci vai sempre più malvolentieri forse qualcosa va rivisto nel tuo rapporto con capi, collaboratori o dipendenti; se nella quotidianità lo stress avanza S.T.R.E.S.S. devi cambiare qualcosa nella tua gestione del tempo. Nonna e il presidente Come mai ti ritrovi sempre a scegliere partner sbagliati che ti fanno soffrire? Dio li fa e poi li accoppia Cosa temi potrebbe succedere se cominciassi ad esprimere chiaramente cosa pensi e cosa vuoi? Un potente strumento di consapevolezza e cambiamento È così difficile cominciare a fare qualcosa di buono per te? Le vie del senso di colpa sono infinite Sei proprio così scemo che non riesci ad imparare dagli errori e finisci sempre per trovarti nelle stesse circostanze fallimentari o dolorose? Ci ricasco sempre…

In queste situazioni allora è evidente che devi cambiare qualcosa per ottenere qualcosa di diverso dall’attuale condizione in cui ti trovi a vivere, sia essa personale o relazionale, fisica o psicologica, di coppia o lavorativa.

Nel lavoro su noi stessi (consapevolezza, accettazione, cambiamento) possiamo seguire due strade, a volte è utile una, a volte l’altra, a volte prima una e poi l’altra o il contrario. Possiamo riflettere per poi agire: cercare di comprendere, di raccogliere informazioni, di ragionare, di elaborare, di trovare un senso, ecc. per arrivare a trarne delle indicazioni comportamentali, per arrivare ad individuare nuove azioni da compiere per spostare le cose… Oppure possiamo agire e poi riflettere: partire da nuove azioni che abbiamo individuato come utili o che qualcuno ci ha consigliato, quasi fare un test di verifica nella realtà concreta per poi raccogliere le informazioni di ritorno, i riscontri della realtà su cui riflettere, elaborare, ragionare per comprendere. In queste due strade l’elemento comune è l’esigenza di una nuova azione. Qualcosa di nuovo per ottenere qualcosa di nuovo. A volte le cose sono effettivamente molto semplici: mettiamo in atto un nuovo comportamento, qualcosa che non avevamo mai fatto prima e questo è sufficiente per cambiare una situazione in positivo, per ottenere un nuovo risultato, per sviluppare una nuova abitudine. 4 passi per imparare a fallire… Ad esempio, cominciamo a seguire un’alimentazione “sana”, cominciamo a praticare uno sport o a fare un minimo indispensabile di attività fisica, togliamo le sigarette, lasciamo un bicchiere di vino una volta ogni tanto, cominciamo a parlare in modo efficace al lavoro e nelle relazioni in genere, impariamo a dire no al bisogno, Sei capace a dire no? ci prendiamo cura della coppia, cominciamo ad usare un’agenda per ordinare il nostro tempo, La qualità del tempo di vita usciamo più spesso con gli amici; in questi casi “semplici” ciascuno di noi sa dove e come dovrebbe intervenire con nuove azioni per nuovi risultati.

Affinché questo comportamento diventi effettivamente una nuova nostra abitudine ovvero venga consolidato e diventi parte del nostro repertorio abituale di comportamenti, è fondamentale “praticarlo” con costanza, perseveranza, impegno, dedizione, continuità; sappiamo che l’autodisciplina pesa grammi rispetto alle tonnellate del rimpianto e del lasciarsi andare a vecchie abitudini negative. Anno nuovo … A volte è così semplice e fila tutto liscio. A volte. Quante? Quasi mai… da qui la verità del piffero, da qui il valore delle parole della dottoressa. Qui dobbiamo ricordare la distinzione, fondamentale, tra il comportamento dell’adulto razionale, logico rispetto alle esigenze del bambino, interiore, ferito, quello che siamo stati e che tuttora alberga in noi e governa buona parte del nostro comportamento. Il bambino ferito

Sarebbe così facile: “dovresti” mangiare meno, correre di più, montare la palestra, smontare la cucina, imparare a dire no, imparare a chiedere quando hai bisogno, parlare chiaro, assertivo, diretto, togliere le sigarette e l’alcool, non indugiare nel gioco d’azzardo, non commettere atti impuri, meno smartphone, meno facebook, meno cazzeggio e più produttività, wow! È fatta!!! Grazie dottoressa. E se non sei convinto … convinciti: “se credi di farcela o di non farcela avrai comunque ragione” diceva Henry Ford. quello delle automobili. Ed effettivamente qualcosa lui l’ha realizzata. Allora comincia a pensare che le cose faticose e difficili a breve termine porteranno risultati desiderati a lungo termine. Quando proprio non ti va… A volte è veramente così. Anzi è sempre così… ma non sempre ce la facciamo, non sempre riusciamo a rischiare il dolore (la rinuncia, il sacrificio, la paura) a breve termine nell’attesa di un piacere immenso a lungo termine (raggiungere lo scopo desiderato). Sappiamo che questa o quella “nuova” scelta sarebbe quella giusta… ma non riusciamo a metterla in atto, almeno non ci riusciamo con costanza e ricadiamo nelle vecchie abitudini. Ci ricasco sempre…

Quando proviamo a comportarci in modo diverso da come ci siamo sempre comportati il nostro bambino interiore comincia a farsi sentire, ad alzare la voce. Cibo in eccesso o disordinato, bere smodato, fumare, giocare d’azzardo, comportamenti dipendenti di varia natura, comportamenti distruttivi, incapacità di esprimersi come vorremmo, ecc. sono tutte modalità attraverso cui il bambino interiore, anche in modo disfunzionale, riesce ad ottenere un qualche tipo di soddisfazione, patologica, ma pur sempre una soddisfazione. Proprio questi comportamenti disfunzionali e autodistruttivi (quelli che vorremo cambiare e che magari ci hanno portato in terapia) sono quelli attraverso cui il bambino trova un’illusoria soddisfazione dei bisogni, trova il modo per credere di stare bene, trova il canale di espressione di ciò che non riesce ad affrontare in altro modo, trova a volte uno “stordimento” rispetto ad angosce, paure e dolori che non riesce ad affrontare. Guarire le ferite dell’infanzia Allora, tra rifletti e agisci e agisci e rifletti, prima di tutto e sempre, questa nostra parte ferita va ascoltata, va accolta nei suoi bisogni, va compresa e le va data una risposta “effettivamente” soddisfacente.

Esistono infiniti modi per soddisfare i nostri bisogni, Molteplicità quelli del bambino “trascurato” che ancora oggi, in misura maggiore o minore, ci portiamo dentro, bisogni di amore, attenzione, cura, protezione, riconoscimento, vicinanza, guida, sostegno, ecc.. Se questi bisogni non trovano visibilità, legittimazione, espressione chiara e possibilità di trovare reale appagamento, allora non sarà facile cambiare le nostre abitudini autodistruttive.

Se fai sempre le stesse cose otterrai sempre gli stessi risultati”…“follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”… “se vuoi ottenere risultati diversi devi cominciare a fare cose diverse” (Albert Einstein).

Se è vero che non esistono fallimenti, ma esistono solo risultati, esperienze, riscontri utili dalla realtà rispetto a quello che abbiamo fatto, se è vero che in molti campi la massima di Einstein non fa una piega, è altrettanto vero che quando parliamo di certe aree della nostra personalità, quando tocchiamo la ferita, quando siamo nel campo delle relazioni e degli affetti, la migliore nuova azione che possiamo fare (perché forse non l’abbiamo mai fatta) è quella di cominciare ad incontrare il nostro Bambino Ferito, i nostri dolori antichi, conoscere il senso e il valore profondo delle scelte che abbiamo fatto da bambini e su cui abbiamo impostato il nostro modo di essere e di vivereOggi è il primo giorno del resto della nostra vita Solo incontrando quella paura, quel dolore, possiamo cominciare ad attivare una potente leva per il cambiamento.

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