Guarire le ferite dell’infanzia

All’inizio tutto è perfetto. Abbiamo tutto ciò che vogliamo. O perlomeno così sembra. È il grembo materno. Appena nati iniziamo a piangere… dobbiamo respirare da soli e fa pure freddo … il paradiso è perduto.

Quando siamo piccoli siamo nel pieno delle nostre potenzialità, nel pieno della nostra innocenza, nel pieno della nostra spontaneità. Siamo piena fiducia, amore, gioia, vitalità, innocenza, eccitazione, calma e rilassamento. Un qualunque neonato è puro istinto, pura impulsività, pura tendenza spontanea ad esprimere ciò che sente, ad esprimere ciò che vuole; cerca, in qualche modo, gratificazione ai suoi bisogni, cerca di ottenere “tutto e subito”.

All’inizio il bambino non conosce la frustrazione, non conosce gli ostacoli, non conosce qualcosa di diverso dalla sensazione di “quiete” quando il bisogno è soddisfatto e dalla sensazione di “tensione” quando il bisogno non è soddisfatto. Attraverso il pianto, il neonato “invita” i genitori a correre per soddisfare i suoi bisogni. Ad un certo punto, anche in situazioni “normali”, anche all’interno di una “normale” e tranquilla famiglia, i genitori devono “fornire” al piccolo anche “una certa quota di frustrazione” rispetto alla gratificazione immediata del bisogno. All’inizio il bambino ha fame, piange e dopo un secondo arriva mamma a porgergli il latte… Adesso mamma lo fa aspettare 2 minuti; o se prima il bambino bastava che piangesse e veniva preso in braccio adesso mamma ha capito che in alcune occasioni è semplicemente un capriccio; se prima mamma si occupava immediatamente di cambiare il pannolino, di mettergli una copertina o cose del genere adesso mamma, anche perché è più tranquilla, può “posticipare” un pochino la gratificazione del bisogno. Questo tipo di comportamento genitoriale è, in qualche modo, funzionale ad aiutare il bambino che sta crescendo a fare i conti con la frustrazione, col fatto “reale” che non sempre le cose vanno come vorremmo che andassero e che incontriamo degli ostacoli nella soddisfazione completa e perfetta del nostro bisogno e del nostro desiderio. Un insegnamento precoce fondamentale.

Questa “certa quota di frustrazione”, quindi, è normativa, appartiene allo sviluppo di ogni individuo, può essere più o meno grande e favorisce la crescita. Quando è troppo grande diventa traumatica, fino al punto di minare l’originaria gioia e vitalità del bambino, fino al punto di fargli perdere la fiducia in se stesso e negli altri, fino al punto che viene vissuta con così tanto dolore e paura che queste emozioni lasceranno in lui una traccia indelebile, una ferita, un senso di profonda vulnerabilità con cui quel bambino dovrà fare i conti per tutta la vita. Il bambino ferito Con cui ciascuno di noi farà i conti per tutta la vita visto che, anche in condizioni normali, è impossibile non subire un qualche grado o tipo di ferita emotiva. “Tutto e subito” è solo un’illusione. Il paradiso è perduto nel momento in cui era solo un’illusione. I genitori sono solo “sufficientemente” perfetti… Un genitore sufficientemente perfetto

La paura e la vulnerabilità appartengono al bambino ferito dentro di noi; ciascuno di noi è stato allevato da genitori inconsapevoli delle loro ferite di bambini, non sanate, che hanno trasmesso ai propri figli attraverso le pressioni inconsapevoli ad essere la risposta alle loro ferite infantili. L’educazione e la socializzazione ci spingono a diventare quello che gli altri si aspettano e pretendono da noi e così veniamo progressivamente alienati dal nostro sé autentico. Diventiamo sempre più sospettosi, diffidenti, insicuri, apatici, depressi, ansiosi, aggressivi. Diventiamo delle persone ferite. Proviamo paura, isolamento, vergogna. Impariamo l’amore condizionato: ci sentiamo amati, stimati e protetti se e solo se ci adattiamo alle pressioni di chi ci vuole conformare ad un dover essere molto lontano dalla nostra autenticità naturale. Essere e dover essere

La ferita è composta di varie paure intorno a cui il bambino prima e l’adulto poi si sono organizzati per sopravvivere ed essere “sufficientemente felici”. La paura:

  • di essere abbandonati, di perdere i genitori e altre figure importanti
  • di non essere più amati dalle persone che amiamo
  • di essere disapprovati e rifiutati
  • di essere giudicati, criticati e puniti in quanto “cattivi”
  • di entrare in conflitto e di arrabbiarsi
  • la paura di essere autentici
  • di perdere il controllo di sé e di poter distruggere se stessi e gli altri
  • di esporsi ed essere umiliati in quanto brutti, sporchi e cattivi
  • di essere invasi, manipolati, traditi, abusati
  • di essere intimi, vicini
  • di fallire e di riuscire se questo incontra la disapprovazione
  • del dolore e della vulnerabilità
  • di restare soli
  • di morire

Per tutta la vita dobbiamo fronteggiare queste paure. Le paure “non riconosciute”, ricacciate in “cantina”, messe nel “freezer”, tenute in “soffitta”, diventano angoscia inquietante che condiziona dall’interno la nostra vita, conducendoci spesso a scelte distruttive per noi stessi e per gli altri. L’Ombra e le maschere della vita quotidiana Restiamo imprigionati nel bisogno di approvazione e schiacciati dalla ricerca di amore sempre “condizionato”: “vado bene se e solo se… sono come mi vogliono gli altri, come dovrei essere …”. L’insegnamento della cacca

Rispetto a questi attacchi alla nostra natura più libera e naturale, ciascuno di noi, da bambino, ha “deciso” inconsciamente come cavarsela, cominciando ad adottare varie strategie “protettive” che negli anni hanno formato la nostra vulnerabilità ferita composta di tanti sentimenti dolorosi: vergogna, paura, dolore, rabbia, vuoto, tristezza, solitudine, impotenza, tradimento, disperazione e altri sentimenti negativi associati “all’abuso emozionale subito”: non essere stati visti né riconosciuti, repressi e trascurati, non accettati né apprezzati, non ascoltati né compresi.

Strategie, compensazioni, meccanismi di difesa, comportamenti volti a proteggere la nostra vulnerabilità ferita sono il nostro copione organizzato intorno alle decisioni precoci sul modo migliore per cavarsela nelle condizioni di vita in cui siamo cresciuti.

Queste strategie sono molteplici:

  • comportamenti di evitamento
  • repressione della propria energia vitale
  • dipendenze da sostanze (droga, alcol) o comportamenti (gioco d’azzardo, internet, pornografia, social media)
  • compiacenza accondiscendente
  • assunzione di ruoli e maschere fittizi (falso sé)
  • manipolazione e seduzione che lascia nel vuoto di affetto
  • fuga nel fare, per non sentire
  • ricerca sfrenata del successo (copertura del vuoto interiore)
  • ribellione e ostilità cronica, senza reale costrutto
  • alienazione affettiva e anestesia emozionale
  • ritiro in se stessi, chiusura, ripiegamento

Purtroppo il prezzo che paghiamo per proteggere il nostro bambino ferito è quello di allontanarci dal nostro sé autentico. Questi comportamenti ci offrono l’illusione di evitare ulteriori paura e dolore, sembrano utili per proteggerci, da noi stessi, dalle nostre emozioni, dalle relazioni tossiche, ma, di fatto, hanno efficacia a breve termine, purtroppo rappresentano tentativi inadeguati che prima o poi lasceranno scoperta la ferita.

Da bambini avevamo bisogno di proteggere la nostra vulnerabilità e abbiamo trovato il nostro stile unico di protezione, affinato nel tempo anche attraverso comportamenti “problematici”. Ci ha permesso di sopravvivere e di non impazzire. Solo che nel tempo è diventato così parte di noi, ci siamo così fortemente e inconsciamente identificati in esso che oggi non ci rendiamo conto di assumere quel tipo di atteggiamento o strategia (ego sintonico). È diventato il nostro modo di essere rigido, sclerotizzato, abituale, inconscio. Il nostro copione di vita. Come ogni scudo, è protettivo e limitante al tempo stesso, trattiene la nostra energia vitale, ci blocca nell’espressione di noi stessi, ci aliena dai nostri sentimenti e dalla nostra vitalità creativa.

La finalità o tendenza ideale di ogni cammino di crescita personale, da praticare concretamente nella realtà quotidiana, oltre che obiettivo di ogni lavoro terapeutico, è:

  • Liberare la nostra natura essenziale, autentica, spontanea, naturale dalla prigione dell’amore condizionato, del rigido dover essere
  • Guarire le ferite del bambino che siamo stati e che ci portiamo dentro
  • Ampliare il ventaglio delle possibilità a nostra disposizione “per sentirci felici”, superando i vecchi schemi di comportamento che finora abbiamo creduto gli unici a nostra disposizione per soddisfare i nostri bisogni e realizzare i nostri desideri

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