La fonte della verità

Quando siamo bambini i nostri genitori sono la fonte della verità. Dipendiamo da essi da un punto di vista fisico ed emotivo, sono la fonte della nostra sicurezza ed autostima, da essi dipendono le fondamenta di chi siamo e chi diventeremo.

Studi scientifici decennali e trasversali a diverse discipline (psicologia, biologia, antropologia) hanno trovato che la motivazione ad una relazione sicura e confortevole, protettiva e amorevole, è primaria rispetto ad ogni altra motivazione, anche quella del nutrimento: prima salva la pelle dai predatori attraverso la presenza di un adulto protettivo e poi pensa a mangiare!!! Il bambino, dunque, ha bisogno di costruire una relazione prevedibile, controllabile, sicura. Per raggiungere questo obiettivo utilizza ogni strategia possibile e necessaria: osserva attentamente come sono, quello che fanno e cosa dicono i genitori, cosa piace loro e cosa detestano, come trascorrono il loro tempo, a cosa danno importanza, cosa solitamente gli chiedono, cosa si aspettano da lui e come reagiscono ai suoi comportamenti e movimenti.

Il bambino, in generale, cerca di fare di tutto per compiacerli secondo l’idea, più o meno chiara per lui, che “se mi comporto e sono come mi vogliono i miei genitori allora essi mi ameranno e proteggeranno”. Se crede di averli delusi o se nasce un conflitto coi suoi genitori, il bambino tende a sentirsi “colpevole” o “sbagliato” e a proteggere “l’immagine buona” dei genitori al fine di garantirsi comunque protezione e amore da parte loro. Anche in caso di genitori palesemente disturbati e trascuranti, il bambino “preferisce” pensare di essere “cattivo in un mondo di buoni” piuttosto che “buono in un mondo di cattivi” in cui non sopravvivrebbe. Quindi tanto più è piccolo tanto più tende a vedere i genitori buoni e portatori della verità e della giustizia. In questo modo ciò che proviene dai genitori diventa anche la fonte del codice morale di condotta: cosa è buono e giusto e cosa è cattivo e sbagliato.

Il bambino non ha la capacità di relativizzare: ciò che pensano, fanno e dicono i suoi genitori è ciò che pensano, dicono e fanno tutte le persone e quindi rappresentano anche il modello di ciò che è sano, buono e giusto, come bisogna essere, cosa bisogna pensare e cosa bisogna dire e fare. Come le cose sono e come devono essere.

Inoltre, in base a come i genitori lo trattano, il bambino costruisce un’immagine di sé che tenderà a confermare per tutta la vita; ad esempio, se i genitori lo picchiano, egli “crede” di meritare di essere picchiato perché “cattivo”; se i genitori lo trattano in modo speciale e unico, oltre ogni ragionevole contatto con la realtà e i limiti, impara a “credere” di essere speciale e superiore rispetto agli altri, fuori dalle regole di convivenza comune e da grande tenderà a riproporre questa immagine di sé nei rapporti interpersonali.

Inoltre, attraverso l’osservazione dei genitori che interagiscono con gli altri, il bambino impara a rapportarsi alle altre persone, tendendo a trattarle come i genitori trattano solitamente le persone.

Tanto più sono piccoli tanto più i bambini hanno difficoltà a sviluppare prospettive diverse dalla loro visione egocentrica della realtà. E ciò ha un enorme impatto sulla loro tendenza a sentirsi in colpa per ciò che accade: secondo il pensiero onnipotente egocentrico del bambino, anche se piove potrebbe essere causato da lui oppure “se papà sta male è colpa mia che mi sono arrabbiato con lui”, “se mamma è triste e stanca è per colpa mia, per quello che faccio e dico”.

I bambini hanno bisogno sempre di salvare gli adulti per salvare se stessi. Inoltre questo pensiero magico onnipotente si accompagna a una tendenza a generalizzare per cui la loro esperienza diventa modello di come vanno le cose per tutti. O anche un singolo errore viene “scambiato” per errore globale: “se io ho sbagliato io sono sbagliato”. E anche questo può avere enormi ripercussioni sul modo in cui il bambino impara a pensare a se stesso e rischia di nutrire un’autostima “distorta” o troppo svalutata e sminuita o troppo pompata e idealizzata.

Molte delle sofferenze che le persone portano in terapia hanno origine da processi di pensiero nati nell’infanzia, radicati profondamente nell’inconscio, che continuano ad agire oggi nei rapporti adulti, fino a condizionare un modo “onnipotente” di vedere la realtà interiore e interpersonale in termini eccessivamente responsabilizzanti e auto-colpevolizzanti.

I bambini imparano ciò che vivono.

Se un bambino vive nella critica impara a condannare.

Se un bambino vive nell’ostilità impara ad aggredire.

Se un bambino vive nell’ironia impara ad essere timido.

Se un bambino vive nella vergogna impara a sentirsi colpevole.

Se un bambino vive nella tolleranza impara ad essere paziente.

Se un bambino vive nell’incoraggiamento impara ad avere fiducia.

Se un bambino vive nella lealtà impara la giustizia.

Se un bambino vive nella disponibilità impara ad avere una fede.

Se un bambino vive nell’approvazione impara ad accettarsi.

Se un bambino vive nell’accettazione e nell’amicizia impara a trovare l’amore nel mondo.

Doret’s Law Nolte

 

La terapia aiuta le persone a diventare consapevoli delle credenze disfunzionali di origine infantile e a trovarne altre maggiormente aderenti alla realtà attuale adulta, per farne guida di comportamenti più sani e adattivi.

6 pensieri riguardo “La fonte della verità”

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