Oggi è il primo giorno del resto della nostra vita

Tanto più siamo piccoli tanto più ci confrontiamo con la vita che ci capita piuttosto che avere la possibilità di sceglierla.

Tutti noi abbiamo avuto i genitori che ci sono capitati. Dai nostri genitori quando siamo piccoli e dipendenti dipende la costruzione di quella che per noi è la verità e la realtà: la rappresentazione della realtà che si rivela attraverso le credenze, più o meno adattive o disfunzionali e più o meno radicate e rigide. Questa rappresentazione della realtà è come l’acqua per il pesce: ovvia, implicita.

In terapia la persona arriva col suo “adattamento infantile”, un copione o piano di vita fatto di modi di agire e pensare, modi di governare le emozioni e di cavarsela nella vita quotidiana, modi di incontrare l’altro e di scontrarsi con l’altro che gli si presenta davanti nella forma del partner, del capo, dell’amico, del figlio, ecc.. In particolare, il piano di vita di ciascuno di noi contiene alcune credenze “se… allora…”. Da bambini, nelle relazioni con chi si si è preso cura di noi e ha forgiato la nostra personalità (genitori e nonni, insegnanti ed educatori vari), abbiamo imparato a costruirci “rappresentazioni della realtà” organizzate da pensieri del tipo:

  • “se esprimo ciò che penso, sento e voglio verrò punito o ferirò l’altro che mi abbandonerà…”
  • “se cerco di seguire le mie ambizioni qualcuno resterà male e mi metterà i bastoni tra le ruote o gli altri mi lasceranno solo”
  • “se esprimo il mio disaccordo da una persona importante, verrò sicuramente criticato, rifiutato e perderò la persona…”;
  • “se non faccio ciò che vogliono le persone care le ferirò irrimediabilmente”
  • “se ho più successo di mio padre egli si sentirà fortemente umiliato per colpa mia”
  • “se mi prendo cura di me sono un egoista, sarò criticato, svalutato, rifiutato o farò soffrire gli altri”
  • “se mi dedico a qualcosa di mio interesse, mia madre si sentirà trascurata e soffrirà per colpa mia”
  • “se avrò più successo di mia sorella lei ne rimarrà distrutta”
  • “solo se mi mostro brillante, spietato, capace, forte, energico posso ottenere stima e ammirazione”
  • “se mi mostrerò bisognoso sarò ferito e umiliato”
  • “se sono… se faccio… se esprimo… allora ferirò i miei genitori” (per estensione generalizzante ferirò l’altro)
  • “se sono e mi mostro vivace i miei si preoccupano, si ammalano per colpa mia”
  • “se affermo il mio punto di vista mio padre resta sconvolto, terrorizzato, umiliato”
  • “se sono determinato deludo mia madre che mi vuole remissivo e pacato”
  • “se ambisco a mete elevate i miei si preoccupano che poi mi metto nei guai”
  • “se vado via di casa (se mi separo da loro, fisicamente e psicologicamente) allora i miei genitori ne soffriranno moltissimo”.

Se agisco in modo autentico ovvero basato sui miei pensieri, bisogni e desideri, sani e adattivi, metto in pericolo me, le persone a me care e la relazione con loro”. Questa può essere la formulazione base a cui si associano credenze simili e connesse: “se aspiro al mio desiderio e obiettivo sano e adattivo di essere autonomo, facendo una scelta non approvata dai miei, ad esempio volendo andare a vivere in un’altra casa o in un’altra città, o scegliendo uno sport che a loro non piace, o un fidanzato che a loro non piace, i miei genitori saranno dispiaciuti o preoccupati o si sentiranno soli o si arrabbieranno oppure io mi sento in colpa perché faccio loro del male o non mi prendo cura di loro…”.

Queste credenze possono avere radici a livelli più o meno profondi e inconsci: sono come il motore dell’automobile che la fa andare, ma il cui funzionamento può essere anche inconsapevole per il guidatore; è l’essenziale invisibile agli occhi, l’implicito che funziona senza che noi lo conosciamo, è memoria inscritta nel corpo.

Al di là di ogni dato di realtà, le credenze sono vissute dalla persona con un senso assoluto di certezza e verità incontrovertibile. Le credenze “distorte”, come sviluppate e consolidate negli anni, hanno lo scopo di preservare i legami significativi anche rinunciando al proprio benessere e alla realizzazione dei propri obiettivi. Queste credenze, quasi completamente inconsapevoli, da una vita organizzano il comportamento e portano la persona, in grado maggiore o minore, a limitare le sue azioni e le sue possibilità perché solitamente queste credenze esitano in vissuti angosciosi: come posso esprimermi autenticamente e pagare il prezzo della solitudine? Come posso cercare il mio successo serenamente se poi gli altri ne soffriranno?

Fin da bambini, per garantirci amore, protezione e cura, abbiamo imparato ad assecondare i desideri altrui (o quelli che noi credevamo fossero i desideri degli altri) al costo di rinunciare alle nostre inclinazioni, aspirazioni e potenzialità. Oppure abbiamo agito assecondando i nostri bisogni e desideri con enormi sensi di colpa. Sentendoci brutti, sporchi e cattivi.

Tanto più siamo adulti tanto maggiore è la nostra capacità di scegliere la vita che vogliamo.

Oggi è il primo giorno del resto della nostra vita e la terapia ci aiuta a riscrivere il nostro copione o piano di vita per essere felici nel mondo da ora in avanti… Della serie “chi mi ama mi segua”. La terapia diventa un porto sicuro da dove ripartire per realizzare il proprio unico progetto esistenziale, i propri talenti e inclinazioni, la propria autostima. Un porto sicuro a cui poter tornare ogni volta che si ha bisogno di fare rifornimento affettivo, curarsi le ferite, rigenerarsi per ripartire…

La terapia aiuta a scoprire o riscoprire e comprendere quali sono i propri obiettivi sani e le credenze distorte che bloccano la loro realizzazione. Per imparare ad agire in modo che si possano realizzare, elaborando angosce di rifiuto e sensi di colpa.

11 pensieri riguardo “Oggi è il primo giorno del resto della nostra vita”

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