Preghiera dell’azione efficace

Una questione centrale che mi ritrovo spesso ad affrontare con le persone in terapia è espressa in maniera essenziale dalla nota preghiera della serenità: “… concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio per cambiare quelle che posso e la saggezza per riconoscerne la differenza”. Questa frase è estrapolata dalla più ampia preghiera del teologo americano Reinhold Niebuhr e viene usata come ispirazione iniziale nei gruppi degli Alcolisti Anonimi.

Il tema è: su cosa può intervenire la terapia? Su cosa può intervenire il paziente?

È fondamentale saper distinguere quello rispetto al quale abbiamo la responsabilità del cambiamento e quello invece rispetto al quale non abbiamo alcun potere.

Non possiamo controllare gli eventi esterni a noi, quello che possiamo fare è prevederli, intuirli, anticiparli e trovare delle strategie per rispondervi in modo da adattarci in modo utile e sano. Dal banale “non controllo” sulle condizioni del tempo e su tutte le manifestazioni naturali alle più significative situazioni sociali e interpersonali in cui il comportamento dell’altro è “deciso” dall’altro. Quello che noi possiamo fare è, al limite, chiedere all’altro di adottare un certo comportamento, ma è l’altra persona che alla fine sceglie di agire come meglio crede o vuole. E questa sembra la scoperta dell’acqua calda, ma è anche molto spesso uno scoglio su cui si incaglia la maggior parte delle persone che arriva in terapia per cambiare gli altri, responsabili, a dire del paziente, dei suoi problemi. Io posso chiederti quello che vorrei e farti una richiesta specifica, ma tu hai il potere, il controllo e il diritto di dirmi sì o no. Anche quando il tuo comportamento sembra fuori da ogni ragionevole senso comune o buon senso…

Al lavoro come in famiglia, con gli amici o riferito a te stesso, quante volte ti sei ritrovato a dire o pensare di una situazione, di qualcosa o qualcuno che è “pesante”, “irritante”, “deprimente”, “oltraggioso”, “catastrofico”, “cinico”, “ha dell’incredibile”, “inconcepibile”, “offensivo”, ecc.. Questi aggettivi qualificano il tuo pensiero e giudizio sulla cosa, determinano quindi il tuo vissuto emotivo e probabilmente condizioneranno come agirai in quel contesto. Quello che noi possiamo controllare è il nostro pensiero ovvero il modo in cui filtriamo gli eventi che ci accadono, il modo in cui leggiamo e interpretiamo la condotta altrui, il modo in cui attribuiamo significato alle cose. Anzi, a volte, a dire il vero, sembra che certi pensieri scattino in automatico; ed è proprio così, in quanto alcuni nostri pensieri sono consapevoli e accessibili ad una riflessione volontaria e cosciente, altri pensieri, invece, ci ritroviamo a farli senza rendercene conto o ne diventiamo coscienti solo in un secondo momento, di solito a posteriori, quando ci rendiamo conto del significato che abbiamo attributo a quella situazione che abbiamo vissuto. Quindi figuriamoci se possiamo avere il controllo a casa dell’altro, nei meandri dei suoi significati interiori, dei suoi bisogni e desideri, delle sue azioni.

Tenendo conto di questo duplice aspetto dei pensieri, possiamo controllare in parte le emozioni, in quanto le emozioni derivano dai pensieri (e a loro volta li condizionano), ma anche in questo caso a volte ci ritroviamo a vivere certe emozioni e non sappiamo da quali pensieri sono state determinate.

Fare chiarezza su pensieri ed emozioni è uno strumento centrale del lavoro terapeutico. In particolare, si aiuta la persona ad accogliere e fare spazio ai contenuti interiori: pensieri ed emozioni, bisogni e desideri, fantasie e aspettative, anche quelli indesiderati e spiacevoli come rabbia e dolore, tristezza e angoscia, paura e fantasie di morte, sensi di colpa e di inadeguatezza, ecc..

Sforzarsi per reprimere, controllare, fuggire da questi elementi dell’esperienza soggettiva è inutile e anche controproducente perché prima o poi torneranno a farsi vedere e sentire e alzeranno il tiro del disagio che ci creano; ad esempio, potranno comparire sotto forma di sintomi di ansia e depressione, ma anche attraverso malesseri somatici o mascherati nei comportamenti di dipendenza (alcol, droghe, gioco d’azzardo, spese compulsive, internet e social media, ecc.). Tutti questi sintomi nascondono e rivelano, al tempo stesso, emozioni negative non ascoltate e bisogni frustrati che chiedono di essere considerati. In modo solo apparentemente paradossale, il mondo interno spiacevole e spaventoso ci chiede di essere visto e considerato per essere affrontato e compreso. In terapia si impara ad essere curiosi verso il proprio disagio, si impara ad esplorare queste esperienze difficili con un atteggiamento attivo per trovare una soluzione ai bisogni rimasti insoddisfatti. Si impara ad abbracciare la propria esperienza immediata in modo aperto, non giudicante e comprensivi rispetto alle proprie emozioni, al proprio dolore, alle personali ferite, alla propria storia. Nel qui-e-ora della realtà presente, le esperienze interne vengono valorizzate, interrogate per essere comprese.

Riconoscendo e accettando la propria realtà dolorosa e frustrante la persona si può concentrare su ciò di cui hai bisogno e su ciò che è importante per sé rispetto a quella situazione; a quel punto può individuare anche cosa è necessario fare per ottenere ciò che vuole e passare all’azione efficace.

La consapevolezza di pensieri ed emozioni, così come agganciati alla situazione attuale oppure legati alla storia personale remota, permette di governare in maniera responsabile le proprie azioni. In particolare, dalle emozioni emergono i bisogni fondamentali della persona, mentre attraverso l’individuazione dei pensieri la persona arriva anche a chiarire i propri valori di riferimento, cosa è importante nella vita della persona.

Il lavoro di terapia allora consiste sostanzialmente nel fare progressivamente chiarezza su:

  • Valori: cosa è importante per la persona per cui può arrivare a dire “la vita per questo valore vale la pena di essere vissuta”; ad esempio, essere un genitore amorevole, un partner affettuoso, un figlio rispettoso, un amico generoso, un lavoratore affidabile, una persona onesta.
  • Quali comportamenti specifici determinano la realizzazione di quel valore per quella persona; ad esempio, cosa significa per te e cosa devi fare concretamente per sentirti ed essere un partner affettuoso, un amico generoso, un lavoratore affidabile, ecc.
  • Convinzioni, credenze, pensieri (consci e inconsci): il modo di interpretare la realtà, il modo di rappresentarla.
  • Emozioni: il colore e la sostanza dell’esperienza vissuta momento per momento.
  • Bisogni e desideri: cosa ci spinge dal profondo ad agire.
  • Azioni: cosa serve concretamente per soddisfare bisogni, realizzare desideri e costruire una vita orientata dai propri valori.
  • Rispetto alle azioni vale il principio fondamentale che l’azione efficace è basata sull’assunzione di responsabilità rispetto a sé, a quello che si pensa e si mette in atto. Facendo attenzione a non aspettarsi e non pretendere che sia l’altro a cambiare o ad agire per nostro conto o a nostro favore. Quando ciò avviene siamo contenti, se non avviene amen …

7 pensieri riguardo “Preghiera dell’azione efficace”

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