L’Angelo Custode

Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Quando la vita si fa difficile anche la tenerezza è fondamentale. Tra meraviglie e sogni realizzati, lungo il viaggio della vita si incontrano anche tiranni malvagi ed illusioni malefiche, ostacoli e sfide, trappole ed inganni, imprevisti e tradimenti. Le regole cambiano mentre si sta giocando: la sicurezza dei riferimenti e dei capisaldi può durare una vita, ma anche solo dal giorno alla notte. Per potercela fare l’Eroe deve accedere ad un’infinità di risorse. Deve accedere anche all’Angelo Custode. Nessuno si salva da solo. Ciascuno, in certi momenti, ha bisogno di qualcun altro.

L’Innocente vive nell’assoluta fiducia nel mondo perfetto.

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L’Orfano scopre ad un tratto l’imperfezione del mondo.

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Il Guerriero deve organizzarsi per vivere nel mondo imperfetto.

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L’Angelo Custode interviene a proteggere il cammino.

Ciascuno di noi ha un Angelo Custode dentro di sé. È il quarto archetipo del viaggio dell’Eroe.

L’archetipo è una dimensione interiore o potenzialità psicologica che può essere più o meno attiva nel governare il proprio comportamento. Ogni archetipo ha aspetti positivi e negativi. https://linofusco.wordpress.com/?s=viaggio+eroe

Gli archetipi non hanno sesso: ciascuno è presente negli uomini come nelle donne. Se il Guerriero è più facilmente associato ad un uomo, l’Angelo Custode può richiamare maggiormente qualità femminili. Di fatto ogni archetipo è presente in ciascuno di noi, come ogni individuo vive la sua vita eroica.

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L’Angelo Custode è colui che protegge, che rende possibile l’unione, il rispetto, la benevolenza reciproca e la comune azione tra le persone. È quella parte di noi attraverso cui possiamo sentirci sicuri dentro una relazione, liberi di esprimerci con autenticità rispettando l’altro, consapevoli che saremo comunque accolti, rispettati, amati, stimati.

L’Angelo Custode è la nostra capacità di “sacrificarci” con impegno consapevole e responsabile per cause e valori in cui crediamo.

L’Angelo Custode è il genitore buono che ci nutre e ci sostiene a prescindere… mentre ci guida attraverso regole ferme e, al contempo, rispettose della nostra individualità unica.

L’Angelo Custode richiama le funzioni genitoriali di amore, protezione, conforto e guida, ma anche chi non è genitore può sviluppare le qualità, presenti potenzialmente in ciascuno di noi, di empatia, comprensione e compassione.

Possiamo incontrare angeli custodi in persone reali, ma anche costruire dentro di noi quella parte capace di comprendere i nostri sentimenti e bisogni e di aiutarci a prendercene cura. È la nostra capacità di auto-accudirci mentre ci prendiamo cura anche degli altri.

L’Angelo Custode è fonte di dolcezza e tenerezza; il suo valore è nel rispetto di sé e degli altri, nella capacità di ascolto e comprensione, di accoglienza e generosità.

L’Angelo Custode è l’archetipo che ci permette di diventare “genitori di noi stessi” ovvero di prenderci cura di noi in modo responsabile, uscendo fuori dalla dipendenza da altre figure che ci infantilizzano e ci lasciano anacronisticamente “attaccati alle gonne della mamma”. Oltre il continuare ad aspettare che qualcuno si prenda cura di noi.

E, come è vero che non bisogna essere genitori per essere Angeli Custodi, è anche vero che alcuni genitori non hanno molto sviluppato e attivo il loro Angelo Custode, la loro capacità genitoriale, e instaurano relazioni invertite coi propri figli, chiedendo loro di fare da “genitori ai loro genitori…” o, in modo ancor più disfunzionale, di realizzare la vita che loro non hanno potuto realizzare.

L’Angelo Custode opera a diversi livelli: sa prendersi cura di sé, dei propri cari, dei propri affetti, del proprio lavoro, dell’ambiente in cui vive, della comunità a cui appartiene, della società più ampia, delle future generazioni, dell’universo intero.

Quando l’Angelo Custode non è attivo o sviluppato dentro di noi oppure è presente in modo distorto:

  • Restiamo dipendenti dagli altri in qualche forma e misura e non sappiamo prenderci cura di noi stessi in modo autonomo
  • Non sappiamo prenderci cura degli altri e delle nostre relazioni, non sappiamo essere “reciproci” nella relazione ovvero non sappiamo dare, ma solo prendere
  • Diventiamo cinici e severi con gli altri, incapaci di comprendere l’altro e prendercene cura
  • Diventiamo cinici e severi con noi stessi, duri, insensibili, anche spietati nel giudicarci e lasciarci senza scampo
  • Tendiamo a bloccare le nostre naturali spinte evolutive e anche ad impedire agli altri di esprimersi liberamente
  • Colpevolizziamo gli altri con cui siamo in relazione, rinfacciando le cose fatte
  • Facciamo ricatti emotivi, inducendo nell’altro un sentimento di accettazione condizionata: “vai bene per me se e solo se… mi compiaci, fai quello che io voglio”
  • Induciamo senso di colpa se l’altro non si adegua alle nostre aspettative: sbandieriamo il nostro sacrificio pretendendo che anche l’altro sacrifichi la sua autenticità per noi
  • Ci prendiamo cura degli altri in modo distorto, spesso sostituendoci all’altro fino a deresponsabilizzarlo, a non permettergli di sbagliare e imparare; a volte addirittura anticipando i bisogni dell’altro senza che questi faccia richieste esplicite
  • Permettiamo agli altri di manipolarci, sopraffarci, esaurirci in nome di presunti valori di educazione e rispetto (essendo i primi a non rispettare noi stessi)
  • Reprimiamo le nostre emozioni per non ferire l’altro, ma con ciò danneggiamo noi stessi
  • Non ci permettiamo di essere arrabbiati e di esprimere la rabbia in modo affermativo e, al tempo stesso, rispettoso dell’altro: non riusciamo a capire che la rabbia è un’emozione sana e che il modo di esprimerla può essere più o meno sano o malato, disfunzionale, inefficace e violento
  • Sopportiamo l’insopportabile perché così ci hanno insegnato, così facevano i nostri genitori (forse)
  • Siamo incapaci di essere sanamente deludenti e frustranti come ogni buon genitore, incapaci di mettere limiti al nostro dare rispetto alle richieste dell’altro a cui non riusciamo a dire no
  • Siamo vittime lamentose in attesa del salvatore che arriverà a risolvere tutti i nostri problemi, a lenire tutti i nostri dolori e a liberarci da tutte le fatiche della vita
  • Facciamo i salvatori degli altri rinunciando in modo eccessivo ai nostri bisogni
  • Non sappiamo riconoscere che mentre diamo stiamo anche ricevendo e non sappiamo apprezzare quello che riceviamo
  • Usiamo il pilota automatico della generosità e del senso del dovere, senza essere realmente connessi con i nostri bisogni e valori più profondi e autentici: siamo indaffarati intorno a mille cose invece che essere efficaci nel realizzare quelle importanti
  • Accettiamo sfide impossibili a fare tutto e subito, sentendoci onnipotenti, ma rischiando l’autodistruzione
  • Siamo generosi per soddisfare i nostri bisogni irrisolti: dando sentiamo di avere valore e compensiamo i nostri sentimenti di inadeguatezza
  • Trasformiamo la nostra capacità adulta di sacrificio nella modalità distorta del “martirio”: vivere per gli altri anche a costo della propria morte o dello spegnimento vitale oppure “sacrificarci” chiedendo all’altro di pagare il prezzo o anche “mi sacrifico per te così tu resti con me, non mi lasci solo”
  • Alimentiamo circoli viziosi passivo-aggressivi: io do sempre di più e mi aspetto un riconoscimento che non arriva, allora aumento il mio sforzo ma anche il mio risentimento; il dare non basta mai, il riconoscimento non arriva, mentre il rapporto diventa pieno di veleno, di rabbia e rancore
  • Non riconosciamo come legittimi i desideri di indipendenza e sviluppo degli altri a cui “doniamo” la nostra generosità (in genere i figli, ma non solo) e viviamo la ricerca di individuazione dell’altro come un tradimento “contro” noi stessi: è il genitore che non riconosce che “i figli sono del mondo” e non sa veramente donare loro radici e ali

L’Angelo Custode “evoluto”:

  • è capace di “dare senza manipolare, senza pretendere in cambio niente” che non sia semplicemente vedere l’altro che cresce e si sviluppa: non ha bisogno dell’approvazione narcisistica, dell’acclamazione per la propria generosità
  • è capace di sostenere e guidare aiutando al contempo l’altro a diventare autonomo e capace di camminare sulle proprie gambe: sa proteggere senza essere iperprotettivo, sa prendersi cura senza farsi carico in modo disfunzionale e deresponsabilizzante
  • è capace di essere generoso senza rinfacciare e colpevolizzare per la mancata gratitudine: sa dare senza proclamarlo ai quattro venti
  • è capace di essere disponibile senza essere “a disposizione” ovvero senza esaurire se stesso: sa dire “sì” e anche “no” alle richieste dell’altro
  • è capace di essere presente senza essere asfissiante: sa essere un riferimento senza imporre il proprio punto di vista
  • è capace di sacrificarsi e attraverso ciò vitalizzarsi: sa offrire tutte le proprie risorse senza per questo annullare la propria vita
  • è capace di esprimersi autenticamente nel rispetto di sé e dell’altro: sa affrontare i conflitti interpersonali attraverso una comunicazione efficace e non violenta

https://linofusco.wordpress.com/?s=un+potente+strumento

  • è capace di rinunciare a qualcosa di buono o perdere qualcosa di importante in nome di un valore superiore di amore altruistico: sa mettere da parte i propri bisogni e desideri nutrendosi dell’alto valore di questa scelta, senza il bisogno di un riconoscimento esterno e senza un vissuto doloroso di auto-privazione
  • è capace di scegliere in base a bisogni ed emozioni consapevoli: sa rinunciare a breve termine per un valore più alto a lungo termine
  • è capace di amare se stesso (prendersi cura dei propri bisogni e desideri) mentre ama anche l’altro: sa vivere la sua vita mentre sostiene la vita dell’altro
  • è capace di riconoscere i propri limiti mentre si prende cura di sé, dell’altro, del mondo: sa che può essere generoso e, al tempo stesso, sa di non essere onnipotente, conosce il sacrificio e la rinuncia e attraverso essi realizza se stesso
  • è capace di comunicare con gli altri archetipi: conosce i bisogni dell’Innocente, sa prendersi cura della delusione dell’Orfano, sa attivare la forza, la determinazione e la disciplina del Guerriero che lotta per i suoi obiettivi

Il buon genitore è capace di amore (prendersi cura dei bisogni), protezione (rassicurare, confortare, contenere le emozioni) e guida (insegnare, indirizzare, sostenere l’apprendimento di abilità e l’imparare dagli errori).

L’Angelo Custode è quella parte di noi che tende a fare a noi stessi e agli altri quello che i nostri genitori (chi si è preso cura di noi) facevano con noi e che abbiamo interiorizzato. Quello che abbiamo vissuto lo abbiamo in qualche modo imparato (anche per contrasto), quello che non abbiamo vissuto non lo conosciamo.

Cosa succedeva quando eri preoccupato, spaventato e agitato? Come ti rassicuravano i tuoi genitori? Ti prendevano in braccio? Ti davano latte e ciambelle? Ti aiutavano a dare senso a ciò che stava succedendo? Ti insegnavano a calmarti? Quando oggi sei agitato o preoccupato o ti ritrovi di fronte ad una persona agitata e spaventata cosa fai?

Cosa succedeva quando eri triste e sconsolato? Come ti confortavano i tuoi? Ti prendevano in braccio? Cosa fai oggi quando sei sconsolato o quando qualcuno è triste e solo?

Cosa succedeva quando eri arrabbiato? Cosa facevano i tuoi per aiutarti a governare la tua rabbia? Potevi esprimerla? Se sì, come? Cosa succedeva? E oggi cosa fai quando sei arrabbiato? E quando ti trovi ad aver a che fare con chi è arrabbiato?

Quando, dove, come, in che misura si esprime l’Angelo Custode nella tua vita? Più in passato o attualmente? Lo vuoi sviluppare per il futuro? Al lavoro? In Famiglia? Con gli amici? In che modo riesci a prenderti cura di te stesso?

Conosci gli Angeli Custodi degli altri? Come si esprimono?

Cosa potresti fare per potenziare il tuo Angelo Custode nella tua vita?

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