Il Guerriero

La malattia e la cattiva sorte, i comportamenti malvagi e le persone scorrette, gli imprevisti e la morte appartengono alla vita. Prima o poi, più o meno grandi, incontriamo ostacoli sulla via della felicità e sfide a superare noi stessi, l’assetto abituale rassicurante quanto imprigionante. Dobbiamo farci i conti, in misura maggiore o minore, prima o poi.

Gli “invasori” sono sempre in agguato: chi pretende di cambiarci, chi ci presenta richieste impossibili, chi ci colpevolizza per qualcosa che non ci riguarda direttamente, chi tende a travisare la realtà e ci manipola, chi ci accusa di non renderlo felice, chi vuole calpestare la nostra dignità.

La sfida può nascere dall’esterno, dal dover affrontare chi ci ostacola, ci aggredisce o tenta di invaderci; ma può nascere anche dall’interno: da un desiderio di evadere dalla prigione del “dover essere autoimposto” o anche dal desiderio di emanciparsi da una condizione personale, sociale e relazionale che ci sta stretta o dal desiderio di sfidare ciò che appare scontato e incrollabile. Può essere una sfida sul posto di lavoro o il desiderio di cambiare percorso lavorativo; può essere una sfida nella coppia, per ridefinire regole e modalità dello stare insieme; può essere l’emergere di un bisogno di ricerca spirituale o “semplicemente” una nuova avventura in qualsiasi campo della nostra vita: costruire una casa, imparare un nuovo mestiere, cimentarsi in un nuovo hobby, intraprendere un viaggio da sempre desiderato, ecc..

L’Innocente vive nell’assoluta fiducia nel mondo perfetto.

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L’Orfano scopre ad un tratto l’imperfezione del mondo.

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Il Guerriero deve organizzarsi per vivere in questo mondo imperfetto.

Deve perché vuole uscire dal mondo ordinario, quello vissuto finora, per avventurarsi nel mondo straordinario, per sconfiggere draghi potenti e tiranni malvagi, per tornare con un tesoro conquistato, per ricreare un nuovo mondo ordinario impostato su nuovi presupposti e nuove regole. Ma il Guerriero potrebbe pure soccombere, non riuscire a fare il salto, morire mentre cerca di affrontare la vita…

Ciascuno di noi ha un Guerriero dentro di sé, ciascuno di noi deve essere un Guerriero in certi momenti della vita. Il Guerriero è il terzo archetipo del viaggio dell’Eroe.

L’archetipo è una dimensione interiore o potenzialità psicologica che può essere più o meno attiva nel governare il proprio comportamento. Ogni archetipo ha aspetti positivi e negativi.   https://linofusco.wordpress.com/?s=viaggio+eroe

Quando si pensa all’eroe comunemente si pensa al Guerriero, ma nella metafora del viaggio dell’Eroe questo archetipo è solo una dimensione dell’eroe. Inoltre, come per tutti gli archetipi, l’Eroe è sia maschio che femmina. Ogni individuo vive la sua vita eroica.

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Il Guerriero è capace di combattere per affermare i propri valori, diritti e bisogni, senza annientare l’altro e senza farsi schiacciare.

Il Guerriero è consapevole dei suoi valori e bisogni, di ciò che è importante per lui e si pone degli obiettivi per realizzare la vita che desidera, nonostante il mondo non sia perfetto, nonostante tradimenti e delusioni che ha incontrato lungo la sua strada. Il Guerriero conosce l’amore e anche l’odio che s’incontra nella vita.

Il Guerriero difende il suo territorio, afferma i suoi principi ed esige rispetto in merito al tipo di vita che conduce, alle scelte che compie quotidianamente, nei diversi ruoli che incarna: in famiglia, al lavoro, nelle relazioni, nel modo in cui impiega il suo tempo e le sue risorse. Se qualcuno lo vuole cambiare o fargli credere di essere sbagliato, afferma con forza e coraggio il suo diritto a tracciare personalmente i sentieri della sua vita.

Il Guerriero parte alla conquista di nuovi territori: nella quotidianità, come nei passaggi di vita più significativi, è disposto a pagare il prezzo delle sue scelte coraggiose, oltre ogni bisogno infantile di approvazione. Quando agiamo dalla posizione del Guerriero siamo disposti a restare soli, disposti ad attraversare il dolore che consegue a scelte di vita in linea con le nostre idee e i nostri valori. Integri di fronte a noi stessi prima che agli altri, in direzione della persona che vogliamo essere e della vita che vogliamo creare. Il Guerriero sa anche rinunciare in nome di un bene superiore, può sacrificare la sua vita in nome di un valore che per lui può essere superiore. E ciascuno di noi ha la propria personale scala di valori.

Il Guerriero è affidabile in quanto retto da un profondo senso di onestà morale e intellettuale, coerente rispetto ai propri valori per i quali sa combattere fino alla sfida finale.

Il Guerriero è affidabile anche perché sa mettersi in discussione dopo aver attentamente ascoltato l’altro.

Il Guerriero è la parte di noi che fa rispettare i confini e le regole di casa propria, sa dire “no” quando gli altri pretendono di fare i padroni a casa sua.

Il Guerriero ha una forte autodisciplina accanto ad un profondo rispetto per l’unicità altrui: sa cosa vuole, sa cosa deve fare e lo fa!!! E sa che l’altro è un Guerriero che ha gli stessi diritti e responsabilità.

Il Guerriero basa la sua forza sul coraggio e sull’autodisciplina ferrea, ma anche sulla capacità di accettare i propri limiti e riconoscere le proprie fragilità come primo punto di forza.

Spesso purtroppo questo valore della dimensione interiore guerriera l’abbiamo perduto.

Non stiamo in contatto col nostro Guerriero quando diventiamo aggressivi, eccessivamente rigidi, duri, severi con gli altri e con noi stessi, sfrenatamente competitivi fino alla morte, senza regole, senza rispetto, senza dignità. Perfino crudeli, intolleranti, insensibili e pieni di giudizi feroci contro “il diverso minaccioso” o contro chi intralcia la nostra strada. Quando, prepotenti e prevaricatori, non rispettiamo l’altro perché vogliamo sopraffarlo; quando non rispettiamo noi stessi perché non accettiamo la nostra debolezza. Quando indugiamo nell’eccessiva razionalità e non sappiamo ascoltare il cuore. Quando il potere diventa fine a se stesso e ci fa perdere la bussola dei nostri valori morali.

Non stiamo in contatto col nostro Guerriero quando diventiamo passivi e ci lasciamo calpestare dagli altri, incapaci di ascoltare i nostri bisogni e le nostre emozioni per farne guida nelle relazioni. Quando accettiamo apaticamente la definizione della realtà data dagli altri. Quando l’unico bisogno a prevalere è quello di approvazione e l’unica emozione da cui ci facciamo guidare è la paura che ci porta ad evitare il confronto aperto con la realtà oppure a soccombere inermi sotto il peso del volere altrui.

Il Guerriero negativo, aggressivo o passivo che sia, lotta per un bisogno di potere e superiorità distaccati dalla realtà. Non riesce a confrontarsi realmente con la paura insita nella vita, non accetta veramente i suoi limiti, la sua impotenza, la sua fragilità. Non accetta veramente il fatto che nella vita si combatte per andare avanti e conquistare ciò che per noi è importante, ma si può anche morire, si può anche soccombere senza per questo restare umiliati, si può anche cadere pronti a rialzarsi.

Un Guerriero “evoluto”, invece, sa combattere per la vita che vuole e anche morire per la vita che vuole. Sceglie le “giuste” battaglie. Sa lottare solo per ciò che veramente conta. Sa che il fallimento è un’esperienza, una lezione da imparare. Sa combattere senza essere distruttivo. Sa che la vera conquista è quella dell’interdipendenza: io vinco mentre vinci anche tu. Io vinco per me e anche per gli altri. Sa accogliere l’interpretazione della realtà data dall’altro e sa anche proporre una propria visione della realtà, combattendo per affermarla e farla rispettare, riconoscendo il conflitto come fonte di crescita, individuale e nella relazione.

L’autentico Guerriero non ha bisogno di screditare gli altri per affermare una presunta superiorità, non ha bisogno di vincere sull’altro né di “avere ragione”, desidera semplicemente creare la vita che per lui ha valore.

Il Guerriero consapevole e responsabile sa pianificare la sua lotta con determinazione e tenacia, conosce i nemici e prevede gli ostacoli, sa cercare risorse e muoversi con flessibilità, sa quando deve andare dritto e quando può anche cambiare obiettivo, strategie, strumenti. Sa lottare per ridefinire situazioni e contesti, ma sa anche accettare serenamente il limite e la sua incapacità di modificare le cose, riuscendo ad adattarsi in modo attivo e conservando la propria integrità e dignità anche in una situazione non ideale. Il Guerriero sa mettere in discussione regole e confini che fino ad ora ha accettato: ogni bambino e adolescente che si interfaccia coi propri genitori, ogni persona che cresce, ad un certo punto comincia a sentire oppressivi i limiti fino a poco tempo prima rassicuranti. Questa dinamica dura per tutta la vita, coi genitori e con tutte le forme d’autorità, tra accettazione confortante di situazioni costruite da altri per noi e assunzione di rischio e responsabilità nel costruire le cose come le vogliamo, nel darci autonomamente nuove regole, appropriate per noi in base ai nostri valori e bisogni in evoluzione.

Il Guerriero protegge i confini della propria identità in formazione (chi sono e cosa voglio) dall’abuso di potere di chi vuole imporre un’identità fittizia, regolata dall’esterno, dai desideri altrui.

Il primo passo del Guerriero spesso è proprio quello di rendersi conto della situazione stantia, asfissiante, restrittiva all’interno della quale ora sente di vivere. “Quello che andava bene fino a ieri, oggi non è più adatto a me”. Sa affermare il proprio punto di vista mentre riconosce la legittimità del punto di vista dell’altro. Non è reattivo-aggressivo rispetto all’altro, è aperto al dialogo mentre propone in modo attivo e rispettoso la propria visione delle cose e lotta per affermarla.

Il Guerriero evoluto è consapevole dei suoi bisogni e non si ferma alla protesta contro le regole imposte dagli altri, sa affermare con chiarezza e determinazione ciò che vuole e sa impegnarsi per ottenerlo. In caso di necessità sa compiere compromessi creativi. Accettando ostacoli e impedimenti che comunque incontra davanti a sé. Disposto a pagare il prezzo doloroso della rinuncia in nome di qualcosa di veramente importante, oltre i capricci di chi si lamenta senza costrutto.

Il Guerriero evoluto riconosce che molti nemici sono all’interno: la negazione della realtà, l’apatia stagnante, l’ignoranza, i bisogni infantili irrisolti, il risentimento sterile, la vendicatività distruttiva, la chiusura mentale, la disperazione senza responsabilità. Ma anche il lato oscuro di se stesso, le parti di sé represse che chiedono di essere viste, ascoltate, espresse, realizzate. Il proibito e l’oppresso che urlano per essere considerati alla pari di altre parti di sé.

Nessuno può sempre prendere tutto ciò che desidera, ma tutti possiamo e dobbiamo combattere per ciò che vogliamo.

La sfida oppone una resistenza che rafforza l’identità, ci fa capire chi siamo e chi vogliamo essere attraverso la lotta per i nostri valori, per ciò in cui crediamo. Se tutto fosse bell’apparecchiato, non sapremmo veramente se abbiamo fame a questa tavola imbandita da altri.

Il Guerriero sa comunicare in modo efficace senza sopraffare l’altro, usando la testa e il cuore. Sa perseguire l’obiettivo che realizza i suoi valori senza farsi annebbiare la vista da pseudo obiettivi e falsi valori e senza farsi guidare da bisogni immaturi mai risolti.

Il Guerriero consapevole non si lamenta per ciò che non ha, non si paralizza di fronte alle sue mancanze, focalizza la sua attenzione su ciò che lo rende unico, sulle sue qualità e risorse, per metterle a disposizione dell’azione motivata dai valori.

Il Guerriero saggio e maturo non sembra nemmeno un guerriero eppure realizza la vita che vuole; lotta per la pace e non per la guerra, mira allo scopo di crescere insieme agli altri, senza umiliare nessuno.

Il Guerriero evoluto sviluppa il potere di creare la vita che desidera, buona per sé e buona per tutti; ma non ha bisogno di un potere che controlla gli altri né ha bisogno di asservirli al proprio modo di intendere la vita.

Il Guerriero si assume la responsabilità della propria vita, delle proprie scelte e azioni e delle conseguenze che ne derivano. Non colpevolizza gli altri o la sorte per i suoi dolori. Non si lamenta in modo infantile oltre che sterile. Ogni evento, anche il più negativo, è un’opportunità per imparare, per crescere.

L’Innocente vive un sogno illusorio, l’Orfano lo sveglia e lo porta nella dura realtà, il Guerriero cerca di trasformare quel sogno in realtà, consapevole dei limiti mentre cavalca le possibilità. L’Innocente ancora non sa chi è, così fuso nella beatitudine primaria; l’Orfano comincia a sentirsi separato, distinto e perciò abbandonato, deprivato; il Guerriero aiuta a trovare i propri confini (chi sono e cosa voglio), a proteggerli da chi vuole invaderli, da chi vuole imporre la propria rappresentazione della realtà.

Il Guerriero è coraggioso perché agisce nonostante la paura. Sa riconoscere e valutare la realtà minacciosa esterna e la vulnerabilità interiore e alla luce di questa consapevolezza combatte per trasformare la realtà, esterna e interna, nella direzione dei propri valori, di una vita che per lui vale la pena di essere vissuta.

Il Guerriero, sostanzialmente, non ha veramente nemici da combattere, esterni o interni che siano. Ha solo il proprio progetto di vita da realizzare. Ha solo prove da affrontare, limiti da conoscere per superarli e integrarli nella propria personalità. È il cammino eroico verso l’integrazione di sé, verso la ri-appropriazione di tutte le parti di sé che nel percorso della vita sono andate perdute, represse, dimenticate comunque non espresse e non valorizzate.

E tu che rapporto hai col tuo Guerriero?

Quanto riesci a percorrere la tua strada con forza e disciplina, senza schiacciare gli altri e farti schiacciare?

Pensa a uno o più ruoli e ambiti della tua vita attuale e chiediti se hai bisogno di un Guerriero…

Quanti Guerrieri hai incontrato nella tua vita?

Quante volte hai dovuto essere un Guerriero, fin dall’infanzia, nella tua famiglia?

Con quanti Guerrieri ti confronti quotidianamente? Cosa ti insegnano?

Cadi sette volte e rialzati otto (antico proverbio giapponese).

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