Il bambino ferito

Sarà capitato anche a te di vivere certe situazioni che ti scuotono emotivamente e di non riuscire a capire di preciso perché mai quella specifica situazione ti abbia particolarmente travolto, sconvolto; perché ha suscitato in te reazioni che assolutamente non ti aspettavi o non ti appartengono solitamente. In famiglia come al lavoro, da solo o con altre persone, magari è una situazione tipica della quotidianità, che incontri più volte ogni giorno, ma che proprio oggi, proprio in quest’occasione, ti ha sorpreso e turbato per la sua intensità emotiva. Ti ha spiazzato. E non riesci a spiegartela razionalmente. Potrebbe essere anche una situazione interpersonale abbastanza nuova, l’incontro con una persona sconosciuta, un incontro inatteso con un vecchio amico, o comunque una situazione interpersonale che ha suscitato in te un’emozione particolarmente intensa. E non riesci ad inquadrarla. “Come mai questa situazione mi ha suscitato questa particolare tristezza? Cosa è accaduto per sentire questa angoscia? Di cosa sono preoccupato visto che non è successo niente di strano? Cosa mi ha fatto sentire questa tremenda rabbia? Mi sento stranamente in colpa e non so perché … Mi sono vergognato ma senza motivo apparente…”. Per quanto ti stia ponendo le domande fondamentali della consapevolezza: cosa provo? Cosa penso? Cosa voglio? non riesci a cavare un ragno dal buco.

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Apparentemente quel vissuto emotivo non ha ragione di esistere. Ecco allora che dobbiamo chiamare in causa “il bambino ferito dentro di noi”.

La “ferita interiore” o “il bambino interno ferito” è una potente metafora che ci aiuta a comprendere questo tipo di situazioni ed è estremamente utile in psicoterapia: la maggior parte delle volte i problemi portati dalla persona riguardano un adulto razionale, logico, consapevole, maturo che affronta quella questione e anche un “bambino interno ferito” che è particolarmente sensibile a quel tipo di situazione.

La persona “interiormente ferita” è estremamente sensibile a quel tipo di “scena emotiva relazionale”.

I “fatti” sembrano riferirsi ad un qualche tipo di frustrazione che sappiamo essere all’ordine del giorno di una vita “normale” in cui incontriamo ostacoli sulla strada dei nostri bisogni. L’adulto sufficientemente sano, maturo, consapevole e responsabile sa affrontare gli ostacoli, cerca di superarli se ci riesce, cambia strada eventualmente o anche obiettivo se proprio gli risulta impossibile aggirare quell’ostacolo. https://wordpress.com/posts/linofusco.wordpress.com

In certe situazioni, invece, quell’adulto resta in qualche modo “impigliato nella rete emotiva”. Inconsapevolmente, la situazione che stiamo vivendo ci riporta a situazioni tipiche che abbiamo vissuto con i nostri genitori (educatori, formatori, chi si è preso cura di noi e ha rappresentato una figura significativa nella formazione della nostra personalità) anche se in questo momento non le ricordiamo in maniera chiara ed esplicita, ma che abbiamo certamente memorizzato in maniera inconscia.

Quello che sta succedendo qui-e-ora ci riporta inconsciamente a ciò che successe lì-e allora… Ad esempio, se abbiamo a che fare con qualche figura d’autorità e proviamo paura e rabbia è possibile che stiamo risperimentando certe emozioni e certi pensieri nati allora con papà o mamma… Se abbiamo a che fare con una persona poco carina e per niente affettuosa e ci sentiamo non considerati o non apprezzati è possibile che stiamo risperimentando un vissuto antico in cui in un tempo remoto non abbiamo ricevuto l’affetto di cui avevamo bisogno … Di fronte alla notizia della scomparsa di una persona, magari nemmeno troppo vicina a noi, entriamo in uno stato di profonda tristezza che potrebbe essere l’eco di qualcosa vissuto da bambino quando perdemmo qualcosa o qualcuno di importante per noi.

Questi esempi presentano solo alcuni degli infiniti nessi che possiamo incontrare tra ciò che stiamo vivendo ora e ciò che ci portiamo dentro da tempo immemore… Il bambino ferito è normativo, ce l’abbiamo tutti; anche nella famiglia del Mulino Bianco (che non esiste) ciascun membro si porta dentro alcune ferite, più o meno profonde e dolorose. Molto del lavoro terapeutico è basato sul recuperare questa connessione, recuperare le emozioni ferite e prendersi cura del dolore, della paura e delle altre emozioni vissute da quel bambino, ora adulto. L’essenza del cambiamento terapeutico profondo e duraturo si trova proprio a questo livello. La cura del bambino ferito è la terapia…

Prova a fare questo esercizio. Cerca di ricordare alcune situazioni vissute di recente che ti hanno particolarmente turbato e che non hai compreso appieno; individua le emozioni che hai provato (dolore, paura, tristezza, rabbia, senso di colpa, vergogna, disgusto, ma anche sentirti schiacciato, sentirti dominato, invaso, non rispettato, rifiutato, umiliato, ecc.). Cerca il nesso tra il presente e il passato dentro di te… ancora presente come stato emotivo che stai ri-contattando… Quali pensieri emergono? Quali vissuti? Quali sensazioni avverti nel corpo? Ci sono dei ricordi? Cosa hai compreso della tua reazione emotiva attuale? Emerge un bisogno specifico? Cosa ci puoi fare ora con questa consapevolezza?

Siamo nel cuore della cura di sé!!!

12 pensieri riguardo “Il bambino ferito”

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