Nuovi genitori di se stessi 

Il modo in cui il bambino vive le interazioni coi genitori reali forma e organizza il suo mondo interiore. In particolare, il bambino “vive” due minacce estreme: minaccia “percepita” di privazione dell’amore genitoriale se non corrisponde a ciò che vogliono i genitori (mamma e papà non mi vogliono bene); “sentirsi” privo di valore se non corrisponde agli standard o aspettative genitoriali (mamma e papà non mi apprezzano). Di fronte a queste due minacce così percepite, il bambino cerca di trovare la via d’uscita. E sviluppa vari tentativi per liberarsi da questa minaccia incombente. Questi tentativi si organizzano sotto forma di regole del comportamento mosse dal sentimento inconscio di accettazione condizionata: mi sentirò accettato, amato e di valore (degno d’amore e stima) “se e solo se” … sarò perfetto, mi sforzerò, sarò forte, starò zitto, mi sbrigherò, non chiederò, compiacerò, farò da solo, non esprimerò i miei bisogni, lavorerò sodo, non disturberò, sarò impassibile, non mostrerò i miei sentimenti, non esprimerò la mia rabbia e ogni altro possibile tentativo di via d’uscita che può organizzare in modo rigido il comportamento del bambino che ritiene queste regole rigide come il modo per esistere, per sopravvivere psichicamente, per sentirsi amato e stimato. Il modo migliore di stare al mondo ed ottenere ciò che è più prezioso: amore, protezione, stima.

L’aspetto drammatico di questo funzionamento è che il bambino allora e l’adulto ora organizzano il loro comportamento esclusivamente intorno ad alcuni limitati modi di essere che sentono utili e indispensabili, sempre necessari e mai realmente sufficienti, per sentirsi ok, per sentirsi a posto con se stesso e con gli altri (amato, stimato, protetto, adeguato, all’altezza, degno, di valore). Quindi la persona organizza il suo comportamento e la sua identità intorno a principi identitari del tipo:

sono perfetto dunque sono…
sono insensibile dunque sono…
non chiedo (e non devo chiedere mai) dunque sono …
aiuto gli altri dunque sono…
dico sempre sì dunque sono.
Evidentemente la rigidità di tali modi, gli unici che la persona sente a sua disposizione per sentirsi sereno, finisce per risultare solo in tentativi dessere destinati a fallire.
Inoltre, questi meccanismi quasi mai sono consapevoli, sono piuttosto annidati nel consueto comportamento quotidiano, nel modo di porsi con gli altri, in come la persona dedica tempo, energia e attenzione a certe attività invece che ad altre.
I genitori reali allora gradualmente hanno lasciato il posto a un “genitore interiore” che da dentro regola il nostro pensare, il nostro sentire e il nostro comportamento.

Crescere allora significa diventare “nuovi genitori di se stessi” ovvero sviluppare un nuovo genitore interno, al di là dei genitori reali che abbiamo avuto, del passato che abbiamo avuto, delle esperienze vissute e di come queste hanno forgiato il nostro attuale “modo di essere”. L’obiettivo della trasformazione è la formazione di un nuovo genitore interno rimodellato sul precedente (fatte salve situazioni eccezionali di abuso emozionale intrafamiliare, i genitori reali ci hanno anche insegnato in modo sano e amorevole come stare al mondo), conservandone gli aspetti positivi, utili e sani per noi ed eliminando gli aspetti negativi oppressivi distruttivi.

5 pensieri riguardo “Nuovi genitori di se stessi ”

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