Ci ricasco sempre…

Spesso ci ritroviamo a vivere situazioni sempre uguali a se stesse. Spesso ci ritroviamo a commettere gli stessi errori. Di sempre. Spesso ciascuno di noi, chi più chi meno, continua a perseverare in due abitudini dannose per la propria vita psichica e relazionale: l’abitudine del fare (cioè ripetere con regolarità qualche azione negativa per sé); l’abitudine del non fare (continuare a non fare ciò che sarebbe utile fare). Spesso tutti noi continuiamo ad attuare comportamenti che pure sappiamo essere negativi per la nostra salute, per la nostra felicità e per le persone che ci circondano.

Ci diciamo “ecco lo sapevo…” e continuiamo a cadere nelle stesse trappole che noi stessi ci mettiamo. Ci chiediamo “perché?” e non troviamo una risposta oppure troviamo risposte di giustificazione o colpevolizzazione o di altro tipo ancora che sono di scarso aiuto per un reale cambiamento del comportamento problematico o per lo meno per una reale comprensione di ciò che veramente viviamo quando ripetiamo le cose che ci fanno stare male. Appare utile invece un’altra domanda: come posso imparare a far tesoro delle mie esperienze?

Ciascuno di noi vive la sua vita svolgendo diversi ruoli e intessendo diverse relazioni, personali e professionali, pubbliche e private, più o meno significative all’interno dell’esperienza soggettiva: siamo figli, genitori, fratelli, sorelle, partner, amici, colleghi, capi, subordinati, ecc.. E ogni ruolo è per noi il campo d’azione di nostri “errori ripetuti”. Un po’ dappertutto ci ritroviamo a commettere gli stessi errori. Ci ritroviamo o ci mettiamo? Finiamo per cascarci o il nostro inconscio sa benissimo dove ci sta guidando malgrado la nostra coscienza andrebbe verso altri lidi?

Le stesse abitudini negative. Gli stessi scenari. Le solite storie. La solita storia personale. Il ritrovarsi all’interno di un copione già scritto.

Ogni errore o ripetizione andrebbero visti nello specifico del significato relazionale e nel contesto di ruolo in cui avvengono, al tempo stesso, è possibile identificare una tendenza generalizzata, al di là dei significati specifici nei vari ruoli. È la regola del “CI RICASCO SEMPRE”, un club per niente esclusivo in cui prima o poi sembra transitare la maggior parte delle persone.

L’essere umano è una creatura meravigliosa, piena di molteplici potenzialità. Funziona in maniera estremamente creativa e flessibile, ha la possibilità di inventare il futuro e per certi versi anche il passato nel momento in cui lo può narrare e ri-narrare costruendo nuove storie di sé e della propria vita, quindi nuovi significati potenzianti e riparativi, nuove risposte a vecchi stimoli, possibilità assolutamente originali di stare al mondo e di creare la propria felicità. Al tempo stesso, ciascuno di noi ha anche bisogno di creare un ambiente prevedibile, controllabile, governabile, per sentirsi protetto e sicuro, per sentire di avere padronanza sul proprio mondo interno ed esterno e di fatto per poter vivere la vita scegliendo in base ai propri desideri e valori, orientato il più possibile da qualcosa che può governare, dirigere e indirizzare.

Ciascuno di noi segue percorsi di pensiero e di comportamento che sono tracciati della memoria che hanno origini molto antiche nella storia personale, solchi molto profondi che la persona percorre rigidamente. È il necessario corollario per adattarsi ad un ambiente il più prevedibile e governabile possibile. La storia della nostra infanzia è la storia di come rendere il proprio ambiente, fisico e affettivo, il più prevedibile possibile e il più governabile per ottenere la soddisfazione dei bisogni primari di vicinanza e protezione. Quindi per noi avere un repertorio di risposte automatiche è fondamentale, solo che a volte finisce per diventare qualcosa da cui è molto difficile staccarsi ed uscire, anche laddove si sperimentano situazioni fonte di sofferenza e tensione.

E finiamo per chiederci: perché non cambia niente della mia vita? Perché mi ritrovo sempre nelle stesse situazioni? Come è possibile che nella società attuale delle infinite possibilità e degli illimitati stimoli ci ritroviamo a percorrere sempre le stesse strade, a creare sempre gli stessi scenari personali e interpersonali?

Si tratta allora di re-interpretare in maniera nuova questi “errori” considerandoli come utili messaggeri su noi stessi e sul nostro stile di vita.

La capacità di fare scelte e prendere decisioni accurate richiede di prevedere e valutare costi e vantaggi del comportamento. In genere, facciamo del nostro meglio o comunque quello che ci sembra più conveniente in base alle valutazioni del momento. E anche il nostro inconscio ci guida con le sue “intenzioni protettive”. Quando scegliamo di agire in un certo modo specifico, sapendo, più o meno chiaramente, che non è una scelta adeguata alla situazione, o rendendocene conto immediatamente dopo, la nostra capacità di scegliere è influenzata da una motivazione più forte e profonda che orienta la condotta. Si tratta dunque di ampliare la nostra consapevolezza sul senso di questi nostri comportamenti che si ripetono anche quando li riconosciamo come non funzionali, se non addirittura dannosi. In questo modo possiamo diventare realmente responsabili di ciò che ci accade sapendo che a qualche livello quello che ci accade è governato dai nostri bisogni e dai nostri scopi più profondi, ancora da comprendere appieno. Come quando non riusciamo a smettere di fumare, come quando litighiamo sempre per le stesse cose senza impegnarci realmente a trovare una soluzione, come quando con il partner, con i figli, coi genitori, con il capo… è sempre la stessa storia.

Sempre la stessa storia. La stessa difficoltà ad uscire da canali rigidi di espressione di sé e dai soliti tentativi di affrontare i problemi senza realmente cambiare le cose. Voglio cambiare senza cambiare. O aspettare che cambino gli altri.

Allora per ampliare la consapevolezza è utile chiedersi: ho mai sperimentato una situazione analoga prima d’ora? Quali possono essere le conseguenze negative della scelta che intendo fare? Ne vale ancora la pena? Conosco un’alternativa migliore? Qual è il bisogno che cerco di soddisfare con la mia scelta? Cerco di proteggermi e di sentirmi sicuro? Di evitare la paura e il dolore? Di piacere agli altri? Di evitare la solitudine? Di crescere? Di acquisire potere? Di essere notato? Questi bisogni sono alla base di altri “errori” che ho commesso?

È importante essere consapevoli dei nostri bisogni e di come cerchiamo di soddisfarli per poter riconoscere le nostre azioni inefficaci. Spesso è proprio la mancanza di consapevolezza dei nostri bisogni che ci porta ad agire in maniera inefficace e a compiere delle scelte inadeguate. Può trattarsi di bisogni importanti, ma le modalità e i mezzi con cui cerchiamo di soddisfarli possono essere poco funzionali. Come posso soddisfare questi bisogni importanti per me attraverso altre modalità più soddisfacenti e positive? Come posso soddisfare lo stesso bisogno utilizzando altre strade e modalità per me più adatte e funzionali? Quali altre possibilità di pensiero e azione ho a mia disposizione?

Come posso “uscire dai blocchi”? Come posso cambiare le relazioni che voglio cambiare? Come posso affrontare i problemi che vivo per arrivare dove voglio? Come posso superare le solite insoddisfazioni e creare scenari soddisfacenti? Come posso uscire dai soliti schemi mentali, affettivi, comportamentali? Come posso uscire dal film della mia vita scritto tanto, troppo tempo fa? Come posso uscire da vestiti che mi stanno stretti e che qualcun altro ha cucito per me?

Come posso integrare il mio desiderio di cambiamento con la mia tendenza-bisogno di restare sempre uguale a me stesso? Come posso tradurre il mio desiderio di cambiamento in un processo concreto di ri-scrittura della mia vita? Come posso abbandonare la strada vecchia insoddisfacente per iniziare una nuova sfidante strada nuova tutta da costruire?

Quali resistenze esterne e interne rendono difficile percorrere la strada che pure coscientemente vorrei percorrere per arrivare alla meta desiderata?

Alcune resistenze sono più consapevoli, altre sono inconsapevoli, alcune sono più facilmente accessibili alla coscienza, altre sono assolutamente distanti dalla nostra possibilità di dar loro un senso, a volte dobbiamo semplicemente accettare che se qualcosa che voglio non accade è perché “più profondamente ho paura”!!!

Alcune resistenze riguardano la nostra difficoltà personale ad affrontare i rischi connessi a ogni processo di cambiamento. Questi rischi riguardano sia aspetti della nostra vita e della nostra personalità a cui non vogliamo rinunciare, sia il dover affrontare le reazioni delle altre persone intorno a noi che potrebbero riempire di ostacoli la nostra strada della felicità e della crescita.

Che succede se cambio? Che succede se comincio a dire quello che penso e quello che sento? Che succede se comincio ad agire in base a quello che voglio veramente? Che succede se comincio ad arrabbiarmi invece che a tenere tutto dentro? Come reagirò io ad un mio comportamento arrabbiato palesemente espresso? Come reagiranno gli altri? Cosa perderò? Cosa rischio di perdere? E se poi le persone, quelle importanti per me, non mi vorranno più bene? E se poi gli amici mi allontaneranno? E se il mio partner si stufa? E se i miei genitori non mi vorranno più bene? E se non mi sosterranno più nelle mie scelte?

Entriamo in un gioco sempre presente nella vita di ciascuno di noi, a volte esplicito, spesso implicito: la ricerca di un delicato equilibrio tra adattamento (“sono come tu mi vuoi”) e libera autentica espressione di sé (“sono come voglio io autenticamente”). È su questo campo da gioco che si svolge la partita quotidiana del “bisogno di accettazione” rispetto alla “libertà di essere se stessi”. Come posso vincere questa partita? Come possiamo vincere entrambi?

È una partita sicuramente impegnativa che tutti comunque dobbiamo giocare.

Quale parte di me non vuole cambiare? Quale parte di me ha paura di cambiare?

Si tratta allora di interrogare queste resistenze, di farsele amiche, alleate verso il cambiamento piuttosto che nemiche da combattere.

Cosa mi stanno dicendo le mie resistenze? Come mi vogliono proteggere? Da cosa mi vogliono allontanare? Quali sono i pericoli da cui mi mettono in guardia?

Che succede se cambio? Che reazioni dovrò sostenere da parte dell’ambiente esterno? Quanto sarò capace di adattarmi? Quanto vorrò adattarmi? Quanto sarò in grado di portare avanti nuovi ruoli, nuove azioni, nuovi assetti relazionali?

Quanto ho paura dell’ignoto? E che mai mi potrà succedere? Cosa temo specificamente?

Spesso la situazione attuale, pure insoddisfacente, è in qualche modo la situazione che sentiamo la migliore possibile al momento!  Le “solite” scelte sbagliate sono anche le scelte migliori di cui disponiamo al momento!

In che modo le scelte attuali sono una riproposizione di scelte antiche che “all’epoca” mi garantirono la sopravvivenza psichica? Come posso cambiare certe cose e conservarne altre?

Che penserà “la gente”, “gli altri” se cambio? Mi accetteranno? Quanto temo il loro giudizio? Quanto ho bisogno della loro approvazione? Mi vorranno ancora bene?  Continueranno a stimarmi?

Quanto migliorerà la situazione? Quanto peggiorerà la situazione? E se mi vedono come un fallito? Come un pazzo, uno strano? Meglio il noto insoddisfacente? E se il nuovo sarà terribile oltre ogni mia capacità d’immaginazione e previsione? E se poi tradisco le attese di chi mi vuole bene? Mi posso permettere di tradire chi mi vuole bene? Sarei “egoista”? Mi posso permettere di tradire le regole familiari e quelli che sono gli insegnamenti della mia storia, della mia famiglia, della mia tradizione?

Come posso trasformare le mie resistenze da ostacoli alla crescita in alleati verso il mio percorso di trasformazione interiore e cambiamento verso la vita che desidero?

 

4 pensieri riguardo “Ci ricasco sempre…”

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