Amore “condizionato”: il secchio bucato dell’autostima

Il sentimento di non valere, di essere incapaci e indegni, così come sentirsi inadeguati alla vita, sentirsi non amabili non dipendono tanto dalle frustrazioni esterne attuali che inevitabilmente la vita porta con sé, ma da una frustrazione assai precoce, da parte delle figure affettive di riferimento, del bisogno di riconoscimento della propria unicità e del proprio valore intrinseco.

Spesso i genitori, soprattutto attraverso il comportamento non verbale, al di là di ogni buona intenzione, trasmettono il messaggio: “ti voglio bene e ti stimo quando …” finendo per legare, almeno nella mente del bambino, l’amore e la stima del proprio figlio ad uno o più comportamenti che il bambino sente di dover adottare per essere stimato e amato. Un messaggio che realmente nutre l’autostima può essere qualcosa del tipo: “ti voglio bene e ti stimo perché sei tu … solo perché esisti sei importante per me … sei una persona importante degna d’amore e stima in assoluto solo perché esisti!!!”

Il bambino, col suo fondamentale bisogno di sicurezza e col suo funzionamento “tutto o nulla”, di fronte a questi messaggi, così come arrivano dai genitori e/o come li percepisce la sua mente acerba, giunge alla conclusione estrema, rigida, irrealistica (decisione esistenziale precoce): “potrò essere amato se, e soltanto se, farò tutto quello che mi dicono o che va bene per gli altri”, sviluppando un atteggiamento di compiacenza verso chi sente la fonte fondamentale di sicurezza e amore. In questo modo sono poste le basi della bassa autostima, del bisogno assoluto di essere approvato per sentirsi bene, della sensazione che questa stima dall’esterno non basti mai perché di fatto non può nutrire un senso di sé fragile all’interno.

Il bambino prima e l’adulto poi finirà per percepirsi come un secchio bucato che non riesce mai a riempirsi …

 

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