Modello pluralistico integrato e fattori comuni alle terapie

L’approccio pluralistico integrato crea un linguaggio comune che offre un inquadramento teorico e applicativo alla relazione d’aiuto, andando oltre la specificità dei singoli modelli teorici, per cogliere e valorizzare gli elementi trasversali ai diversi modelli che rendono efficace ed efficiente la relazione d’aiuto.

Per efficacia s’intende la capacità di un intervento di raggiungere l’obiettivo prefissato. Per efficienza s’intende la capacità dell’intervento di raggiungere l’obiettivo prefissato con il minor dispendio possibile di tempo ed altre risorse, materiali e psicologiche.

Il terapeuta pluralistico integrato:

  • è competente nell’applicazione operativa di più approcci concettuali sistematizzati;
  • utilizza una metodologia consapevole i cui fondamenti sono al contempo il rigore metodologico e la creatività personale;
  • è capace di sviluppare un proprio modo unico, coerente e consapevole di realizzare un intervento di aiuto, di fronte alla realtà complessa e multidimensionale del paziente, nel contesto di una relazione accogliente, sicura e prevedibile.

Il modello pluralistico integrato ha come presupposto di base l’individuazione degli elementi fondamentali attraverso i quali prende forma ogni intervento di aiuto:

  1. la cornice concettuale entro cui acquistano senso tutti gli elementi della terapia;
  2. la teoria dell’Uomo, dello sviluppo, della personalità, del disagio e della salute;
  3. gli scopi e gli obiettivi dell’intervento;
  4. le strategie di apprendimento e cambiamento (affettive, cognitive e comportamentali);
  5. il ruolo del terapeuta;
  6. metodi e tecniche utilizzati;
  7. l’impegno reciproco nell’impresa comune del benessere e della crescita della persona.

In tale ottica assumono importanza primaria i fattori comuni evidenziati dalla ricerca scientifica empiricamente fondata come fattori determinanti nell’efficacia dell’intervento di aiuto e indipendenti dagli specifici filoni teorici.

Il principale fattore comune consiste nella qualità della relazione definita attraverso le sue caratteristiche strutturali (setting, regole, confini, contratto) e di processo interpersonale (accoglienza, legame fiduciario, coinvolgimento emotivo, corrispondenza delle aspettative tra terapeuta e paziente, empatia, sincronia, sintonizzazione, alleanza motivazionale e operativa, elementi di transfert e controtransfert, compatibilità relazionale).

La relazione è il campo all’interno del quale è possibile “riscrivere la narrativa della persona” verso direzioni più sane e verso l’ampliamento delle possibilità esperienziali ed esistenziali.

La matrice valoriale fondamentale dell’approccio pluralistico integrato  è quella del Movimento del Potenziale Umano che nel campo della relazione d’aiuto ha preso la forma dell’approccio umanistico-esistenziale e, insieme all’approccio di Psicologia di Comunità, ha contribuito alla creazione e alla diffusione di una corrente di psicologia della salute e del benessere, per la promozione della qualità della vita e lo sviluppo dell’empowerment.

Gli elementi centrali che definiscono il benessere dell’individuo, all’interno della sua rete sociale, sono l’autonomia, la libertà, l’autorealizzazione, la capacità di fare scelte responsabili, in un’ottica umanistico-esistenziale in cui la persona ha la responsabilità di creare i propri significati e le personali traiettorie esistenziali e non è un semplice attore passivo di un copione scritto da altri nel passato.

L’empowerment è la capacità dell’individuo di accedere, sviluppare e utilizzare le sue potenzialità e risorse per la costruzione da protagonista attivo di una qualità della vita, individuale e sociale, basata su una precisa consapevolezza dei propri bisogni e desideri, tenendo conto dei propri limiti e, al tempo stesso, cercando di incrementare le proprie parti vitali, creative ed espressive.

La persona è vista da un punto di vista olistico ovvero considerata in tutti i suoi aspetti e in particolare nelle sue manifestazioni che promuovono ben-Essere. La qualità della vita è definita dall’intreccio congruente tra l’essere, ciò che un individuo è come soggetto unico e originale; l’appartenere, come l’individuo s’integra nell’ambiente e come si appropria di esso; il divenire, ciò che la persona fa per realizzare le sue mete e le sue aspirazioni.

Inoltre, la persona è considerata all’interno della rete sociale di riferimento: sia quella concreta dei rapporti quotidiani più intimi e legati al territorio in cui vive sia quella affettiva-psicologica delle molteplici appartenenze “social” e “global” che orientano lo sviluppo di un’identità multidimensionale in continua evoluzione.

Nell’approccio pluralistico integrato l’uomo è un essere sperimentante, la dimensione esperienziale è primaria. La conoscenza avviene attraverso l’azione che diventa fonte di apprendimento e appropriazione di sé. L’apprendimento esperienziale, l’imparare attraverso l’esperienza diretta e la sperimentazione concreta di nuove azioni è la modalità base di ogni percorso di consapevolezza e crescita, in un processo circolare che contempla:

  • sentire (emozioni, sentimenti, stati d’animo, sensazioni, vissuti)
  • pensare (dare senso all’esperienza, attribuire significati, contestualizzare vissuti, conoscere l’architettura del proprio sistema di convinzioni)
  • agire (espressione della propria corporeità “parlante”, azioni specifiche che traducono il proprio essere-al-mondo, azioni concrete per il raggiungimento dei propri obiettivi, scopi e valori)
  • interagire (creare rapporti a partire dalle rappresentazioni interiorizzate di sé, dell’altro e della relazione).

Lo sviluppo di questa circolarità nel farsi concreto dell’esperienza e dell’apprendimento consente di appropriarsi di sé, di scoprire, conoscere, inventare la propria identità, di sviluppare il personale adattamento creativo tra esigenze individuali e contesto ambientale.

Ogni comportamento della persona viene decodificato e assume significato all’interno di un contesto di riferimento: sociale (famiglia, gruppo, organizzazione, cultura, società) e individuale (ciclo evolutivo e storia di vita, sistema dei valori, delle convinzioni e dei significati personali, modelli relazionali interni, attitudini specifiche, abitudini comportamentali, disposizioni bio-genetiche) che formano la cornice del modo di essere al mondo unico e originale del soggetto.

La persona è vista nel suo divenire, nell’evoluzione personale verso ciò che è, attraverso un processo di autodeterminazione responsabile in cui “per cambiare bisogna prima di tutto accettare quello che si è”.

La persona viene aiutata a diventare ciò che è attraverso la relazione, nell’incontro unico e irripetibile con lo psicoterapeuta a sua volta impegnato nel suo processo del divenire.

Elemento fondante di una relazione di aiuto efficace diventa allora la personalità e l’integrazione del terapeuta, la capacità di integrare dentro di sé gli aspetti teorici, metodologici ed esperienziali per diventare uno specifico e unico terapeuta, con una propria specifica identità professionale e operativa che si dispiega nel proprio modo unico di essere e di “essere consapevolmente nella relazione” con disponibilità e fiducia, con competenza e flessibilità.

Lo psicoterapeuta pluralistico integrato può utilizzare qualunque modalità operativa se ciò è fatto all’interno di una matrice di pensiero consapevole ed eticamente sostenuta e nella direzione di attivare nel paziente l’assunzione di responsabilità di sé e la capacità di presa in carico quotidiana della propria angoscia e solitudine esistenziale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...